Un blog molto personale…

proviamo a capire qualcosa di più!

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Ma voi, per caso, avete capito dove andrà a parare il PD?


Bersani Sveglia!Come da titolo, io non ho capito che cosa sta facendo, cosa intende fare, cosa farà il PD?
A parte il supporto incondizionato a Monti, che nella situazione contingente particolarmente complessa ci può stare e ci sta, non capisco dove vogliono andare a Parare i suoi dirigenti.
Non capisco cosa vogliono fare della legge elettorale, fin dove si spingeranno i compromessi con UDC e PDL; se si voglia abbandonare il maggioritario o rafforzarlo; se il PD vuole tornare indietro di decenni e ritornare al proporzionale, condannando il paese ad altri decenni di ingovernabilità o, nella migliore delle ipotesi, di governicchi.
Non ho mai sentito Bersani battezzare ufficialmente una linea di politica economica degna di questo nome, anzi: ognuno dice la sua all’interno del partito.
Non ho ancora capito se si faranno le primarie e quando (Rosy Bindi -ouch!- dichiara che non si faranno e, se si faranno, non ci saranno due candidati del PD).
Peraltro, quando Bersani dice che “si tiene Vendola” e boccia Casini, sono un po’ perplesso:

  1. Sono ancora scottato dallo scherzetto (vedi parodia di Guzzanti) di Bertinotti a Prodi & Co.;
  2. Per le nomine dell’AGCOM mi sembra che gli accordi con il tanto vituperato Casini siano stati presi ( vedi “affaire” Posteraro).

Perché mi preoccupo così tanto del PD? Non certo perché io voglia attaccarlo incondizionatamente.
Semplicemente sento di essere “progressista” ed i mio partito di riferimento dovrebbe essere il PD tour court. Ma mi cadono davvero le braccia quando vedo un partito che non sembra di sinistra moderata, bensì una becera riedizione della DC che, per sfondare e governare, si attacca al solito estremismo o, nella peggiore delle ipotesi, agli eredi della DC stessa!

Insomma, Bersani: “che dovemo da fa’”? “Se la damo ‘na bella svejata”? Diciamo qualcosa di sensato e definitivo?

La cosa mi sembra quantomeno opportuna e urgente.

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Brusells spinge per ampliare i poteri della BCE


Guido Grossi 99%

Articolo del Financial Times: Brussels pushes for wide ECB powers – FT.com.

Intanto, partiamo da una considerazione sul modo con cui si formano le leggi nell’Unione Europea.

Poche settimane fa il Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione eletto direttamente dai cittadini, ha proposto alla Commissione di rivedere i poteri della BCE, per rafforzare la sua missione di prestatrice di ultima istanza. Una banca centrale che si rispetti dovrebbe assolutamente avere queste competenze. Lo fa la FED in America, lo fa la Boj in Giappone, lo fa Boe in GB e, guarda caso, quei paesi riescono tranquillamente a finanziare il loro debito pubblico a tassi bassissimi.

Ma la Commissione Europea non ha concesso al Parlamento il permesso di discutere la riforma. Stupiti? ebbene si: il Parlamento non ha il diritto di discutere una nuova legge (salvo alcune materie marginali) se non viene concesso dalla Commissione. La Commissione, ricordiamo, è un organo i cui membri sono nominati dai governi nazionali, salvo il Presidente, nominato dal Parlamento.

Invece di dare corso alla proposta intelligente del Parlamento, la Commissione lavora su un altro progetto, quello descritto nell’articolo del FT: rafforzare il potere centrale della BCE sul controllo del sistema bancario europeo. Questa sua proposta, per diventare legge, avrà bisogno dell’approvazione… del Parlamento.. viene da pensare. Ebbene no. L’approvazione viene dai capi di governo dei paesi membri.

Le leggi nell’Unione Europea le fa l’esecutivo, senza che il Parlamento possa intervenire. Strano, no?
E pensiamo bene che con le “cessioni” di sovranità fatte in maniera non trasparente e sostanzialmente illegittima dai nostri rappresentanti.. le leggi dell’Unione sono poste al di sopra delle leggi nazionali. Persino delle norme della nostra Costituzione della Repubblica.

Le norme emanate dall’esecutivo europeo prevalgono sulla nostra Costituzione !

Ma entriamo ora nel merito. La funzione di controllo ed il potere di salvataggio e ristrutturazione di una banca è importante. Questa competenza viene trasferita, secondo la proposta della Commissione, interamente alla BCE (mentre qualcuno auspica un intervento persino del FMI..ma che centra??). Ora, salvare una banca è importante, perché la banca contiene i risparmi dei cittadini, che vanno giustamente salvaguardati. Inoltre la banca svolge la funzione di finanziare l’economia reale.

Ma, se una banca perde i suoi soldi perché sbaglia sistematicamente investimenti; se troppi di questi investimenti vengono fatti sui mercati finanziari, rischiosi, oscuri persino per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori (parlo per esperienza personale) anziché nell’economia reale; ci vogliamo domandare perché deve essere salvata. Salvata con fondi pubblici ?

L’esperienza insegna che neppure i manager vengono sostituiti, in queste occasioni. Al massimo vengono spostati in un’altra banca ..

Se la BCE vuole fare qualcosa di buono, dovrebbe lasciar fallire le banche che non sono state capaci di fare un buon lavoro. Usare il fondi di garanzia per risarcire i depositanti. Usare moneta creata ad hoc da lei stessa per coprire l’eventuale ammanco. In fondo, l’ammanco è una distruzione di base monetaria. immetterne di fresca servirebbe solo a ripristinare un sano equilibrio. Servirebbe anche a far emergere quelle istituzioni che lavorano meglio.. che non commettono errori quando decidono come investire i soldi dei depositanti.

Ma non ci pensano proprio a fare una cosa del genere. Non è l’interesse pubblico che hanno a cuore.

Anche nel campo del credito commerciale, i regolamenti approvati dalla BCE, anziché salvaguardare il sistema, hanno spinto le banche ad abbassare la guardia e la professionalità delle persone addette alla valutazione del merito creditizio. NOn è un caso che tanti prestiti risultano fatti alle aziende o alle persone sbagliate. Una volta quello che contava era la conoscenza personale. La banca prestava soldi alle aziende perché le conosceva personalmente in maniera approfondita. Una conoscenza basata sulle persone. I nuovi metodi si basano sulla presunta scientificità di modelli matematico/statistici. Si buttano un po’ di dati nel computer.. e si vede se una azienda o un privato cittadino è meritevole di ricevere un prestito. NON può funzionare. La realtà e troppo complessa per essere rappresentata – con sufficiente sicurezza scientifica – in un computer. La filosofia di questi sistemi si basa sulla constatazione che un certo numero di prestiti fatti ad aziende con certe caratteristiche non sarà restituito. Non è che si corre ai ripari. Si ripartisce il rischio. Si evita la concentrazione.. e si va avanti.

La filosofia di questi sitemi, in realtà, favorisce l’espansione del credito.. e chiude un occhio sui rischi.

Basta osservare quello che viene tollerato sui derivati e sui mercati finanziari. Scommessa allo stato puro. Anzi, peggio: siamo nel campo della truffa.

Eppure, gli stessi regolamenti rendono estremamente più conveniente per le banche investire sui mercati finanziari anziché nell’economia reale. Investire nei derivati richiede alle banche una disponibilità di capitale minore che non investire nell’economia reale !

Queste le scelte imposte dai nostri “regolatori”.

Allora, se le banche hanno perso la capacità di valutare correttamente il merito creditizio, e vengono stimolate a scommettere sui mercati finanziari piuttosto che nell’economia reale, domandiamoci perché devono essere salvate con enormi quantità di risorse pubbliche?

E perché dovrebbe essere proprio la BCE a decidere se farlo. La stessa che favorisce quei regolamenti che le spingono a sbagliare?

Vogliamo per cortesia mettere il naso dentro questa BCE e dentro questa Commissione e dentro i Governi per capire bene se queste persone stanno tutelando gli interessi dei cittadini europei, oppure se stanno facendo esclusivamente il gioco della speculazione, che è l’unica che ci guadagna dall’espansione non controllata del credito e dall’afflusso costante di risorse sui mercati finanziari ?

Non siamo in buone mani.

Invece di risolvere alla radice i problemi, fanno di tutto per alimentarli: ne traggono benefici personali. Perché il mondo della finanza è in grado di essere molto riconoscente nei confronti di chi asseconda i propri interessi.

La BCE ha già erogato 1000 miliardi di euro per sostenere questo sistema bancario privato, sapendo perfettamente che quelle risorse sarebbero finite sui mercati finanziari e non nell’economia reale.

Ora si vogliono stanziare 500 miliardi di euro direttamente per salvare le banche europee in difficoltà (cioè le banche che hanno sbagliato investimenti) dandone il potere alla BCE ed escludendo accuratamente ogni autorità nazionale.. coinvolgendo il FMI (controllato dagli USA..)

Con 100 miliardi si da un buon lavoro a 5 milioni di persone…

Ma non ci sono risorse per queste cose.. ci vogliono far credere

Questi signori che giocano con le nostre vite devono essere inchiodate alla responsabilità delle scelte scellerate che ci impongono (impongono dietro ricatto). Si nascondono dietro il paravento di una finta competenza tecnica: scelgono, politicamente, di mandarci in rovina, e lo fanno esclusivamente per incrementare le proprie ricchezze e il proprio potere.

Troppe persone per bene, colte, istruite, dotate di capacità critica, sperano ancora che questi “tecnici” ci salveranno.

A tanto è arrivata la manipolazione delle informazioni.

Svegliamoci, incontriamoci, parliamone. Non siamo più cittadini sovrani, siamo sudditi. Abbiamo la responsabilità di prendere coscienza del nostro stato di sudditanza e di ribellarci.

Prima che sia troppo tardi.
di Guido Grossi

Come non condividere, anche se non “in toto”, la parte sulle continue e scellerate scommesse finanziarie fatte continuamente sulla nostra pelle e incentivate dall’establishment europeo? Non ne capisco sinceramente il senso.

Eppure, con un po’ di buon senso, basterebbe così poco per ripristinare la cara vecchia separazione tra banche commerciali e banche d’investimento…

Citando un odiato e chiacchierato uomo politoco: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”!

Il primato dell’economia reale sui mercati finanziari


Guido Grossi 99%Siamo proprio sicuri che il crollo dei mercati finanziari comporti necessariamente il crollo dell’economia reale?

è quello che ci dicono con gran convinzione tutti.. i signori della finanza!

e che ripetono con gran convinzione i telegiornali a tutte le ore. Le prime notizie di tutti i TG non riguardano forse l’andamento dei mercati finanziari ? come fossero per noi la cosa più importante…

Però non ce lo hanno mai spiegato il meccanismo che dovrebbe portarci alla rovina… esattamente come i sacerdoti delle antiche religioni non spiegavano i meccanismi in base ai quali, se non si facevano sacrifici agli dei, sarebbero arrivate catastrofi tremende

Io credo che non siamo molto lontani, da quella situazione.
Dovremmo sforzarci di provare ad aprire gli occhi.

La finanza non produce ricchezza ma opera una “distrazione” di risorse dall’economia reale: è un parassita.

Nasce come servizio all’economia.. si è trasformata in alternativa: luogo dove i capitali acquisiscono il potere magico di moltiplicarsi. A guardare bene ci troviamo in una situazione in cui il gatto e la volpe ci promettono che se mettiamo i nostri zecchini d’oro sotto terra.. fra qualche mese nasce l’albero degli zecchini d’oro.

Continuare ad investire in bolle speculative senza fondamento razionale, è poi così diverso?

Il mondo occidentale ha smesso di produrre beni reali e servizi utili, perché… ha abboccato alla favola degli zecchini d’oro… si è convertito alla religione dei mercati finanziari, e crede ai dogmi che ci vengono proposti dai suoi sacerdoti:

rendere competitivo il sistema produttivo è il modo migliore per crescere (anche se la competizione impone di tagliare i costi, compreso il lavoro e la qualità dei prodotti…): questo ci chiedono i mercati. Questo ci richiedono, insistentemente, i loro sacerdoti: la BCE, il FMI, le Agenzie di Rating…

Le cose non vanno perché siamo spreconi e inefficienti: bisogna fare “le riforme strutturali” (ma le riforme strutturali, quando arrivano, ci fanno stare peggio: più tasse, meno servizi, licenziamenti più facili, privatizzazioni, svendita di patrimonio pubblico e cessioni di sovranità.. questo è il pacchetto delle riforme strutturali che viene imposto a tutti quelli che devono essere “curati”: una cura da cavallo che favorisce pari pari gli interessi del grande capitale internazionale, che avrà a disposizione grandi affari e una massa di lavoratori sempre più disponibili ad essere sfruttati… mentre manda in recessione le economie “curate”, con la promessa, di pinocchio, che attraverso la cura un domani, imprecisato, tornerà la crescita… la mitica crescita che ci renderà di nuovo felici)

lasciar fare i mercati finanziari è il modo migliore per allocare le risorse (anche se è sempre più evidente che le risorse si concentrano nelle mani di un numero sempre più ristretto di multinazionali, assieme ad un potere di condizionamento delle società che non è mai stato così forte… e violento)

la crescita del PIL è l’unico modo per rendere felici le società (ma come la misuriamo la nostra felicità ? Nel PIL c’è la distruzione dell’ambiente.. c’è la produzione di armi di distruzione di massa… non c’è alcuna misura dei costi sociali)

Non è giunto il momento di dire che queste cose che ci raccontano, e che tv e giornali continuano a ripetere con la stessa acritica convinzione di sempre, non convincono più ?

Non è forse il momento di dire che la finanza non è il presupposto della crescita dell’economia e tanto meno della nostra felicità… ma è il sistema che consente ad un gruppo ristretto di grandi banche d’investimento internazionale che di fatto controllano tutti i mercati finanziari di dirottare le risorse sempre e solo dove preferiscono loro… sostanzialmente distraendole dalle tasche dei polli che credono alle favole.. per finire nelle tasche dei furbi amici che favoriscono il sistema ?

Apriamo gli occhi: le bolle speculative devono sgonfiarsi.. l’illusione che i nostri sacrifici servano a salvare l’economia reale è pericolosissima. L’economia reale viene ammazzata sistematicamente da quell’idrovora: 1000 miliardi dati alle banche.. tutti finiti sui mercati finanziari.. neanche le gocce al sistema produttivo !

con mille miliardi di euro si può finanziare un piano di investimenti che da lavoro a tutti i giovani disoccupati in europa: tutti ! Si può scegliere di far sparire la disoccupazione giovanile in tutto il continente, avviando la creazione di benessere reale, in un circolo virtuoso: manca la volontà politica!

ma a noi ci dicono che è meglio coprire le perdite del sistema bancario.. senza fare nulla, peraltro, per evitare che continuino a generarne. Non è forse evidente che i politici sono diventati fedeli servitori della religione dei mercati ? Talmente squallidi che hanno persino rinunciato al loro potere di gestire l’economia: hanno ceduto le leve del comando direttamente ad organismi economici privati. Infatti è la BCE, il FMI a dettarci l’elenco delle cose da fare. Ed i politici si sono affrettati, in gran silenzio, a firmare leggi che consegnano in quelle mani tutto il potere di decidere: hanno svenduto la nostra sovranità!

Il crollo dei mercati finanziari, accompagnato da misure banali di sostegno agli investimenti produttivi, è in realtà l’unica nostra speranza di salvezza.

Va perseguito, non ostacolato. Perseguito e gestito.

Per salvare l’economia reale, dobbiamo uccidere la finanza. E, con essa, lo strapotere di questi signori che con la loro religione ci hanno stregato.. e vorrebbero ora spremerci come limoni, con l’unico scopo di trasformare la loro ricchezza di carta, inesistente, nei nostri beni reali. Quello è il motivo della recessione indotta: costringerci a svendere il patrimonio pubblico e le nostre ricchezze private !

Questi sacerdoti ed i loro servi fedeli devono andare a casa, e fare spazio ad una società civile che voglia riscoprire valori più consoni alla nostra esigenza di una società equilibrata, libera di perseguire un benessere che non ha nulla a che fare con gli zecchini d’oro.

Una società dove l’informazione non è asservita agli interessi delle classi dominanti e del potere, ma è strumento di emancipazione e crescita sociale dei cittadini, desiderosi e disposti ad assumersi la responsabilità di partecipare in prima persone alle scelte che riguardano la gestione della cosa comune.

Non possiamo restare a guardare: dobbiamo scendere in campo, tutti.

Guido Grossi

 

P.S.

separare la funzione del credito commerciale dalle banche di investimento è una misura che nella storia economica è già stata presa.. ultimamente in seguito alla grande depressione del ’29

oggi ci chiedono miliardi per salvare le banche, lasciandoci credere che quei soldi siano necessari a rilanciare l’economia reale.. ma la realtà è che quei soldi continueranno a sostenere bolle speculative. I regolamenti stessi spingono le banche a trovare più conveniente giocare con i derivati, piuttosto che prestare soldi ad aziende e famiglie. Regolamenti scritti da coloro che dovrebbero controllare il sistema :((

La funzione del credito commerciale è indispensabile ad una economia sana. E il sistema bancario commerciale dovrebbe dedicare tutte le proprie energie e competenze a fare quel mestiere. Esattamente il contrario di quanto avviene oggi.

Dopo aver separato finanza da credito commerciale, si deve intervenire a regolamentare l’attività finanziaria, a partire dai derivati. La funzione positiva per i quali sono nati oramai (strumenti di gestione del rischio) oramai è stata abbandonata da tempo: si sono trasformati in strumenti per truffare i polli. Vanno vietati. punto e basta.

E così si sgonfiano le bolle speculative.

E così ritorna possibile riportare attenzione e risorse sui mercati reali, nella produzione, negli investimenti reali: é li che si crea ricchezza e benessere, con il sudore della fronte.

Gli stessi soldi, montagne di soldi che oggi vengono impiegati per sostenere artificiosamente i valori assurdi sui mercati finanziari, devono essere investiti nell’economia reale.

Non ci possono dire che non ci sono risorse: è falso.

Lascia fallire le banche che hanno sbagliato, usa le risorse della banca centrale per risarcire i depositanti, e i 1000 miliardi dati alle banche possono essere utilizzati per investire nell’economia reale, a finanziare un grande piano di piccole opere, in settori ad alta intensità di lavoro ed elevata utilità sociale

qualche esempio: produzione diffusa di energie alternative, valorizzazione beni culturali, ricerca applicata, ricerca di base, avvio di processi standardizzati per il riciclo dei rifiuti urbani, messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare nelle aree a rischio, messa in sicurezza idrogeologica del territorio, riconversione della produzione agricola, degli allevamenti e del settore agroalimentare, de industrializzandola e riportandola ad un più sano equilibrio, per l’ambiente e per la nostra salute..

Tutto si può fare: solo questione di volontà politica

Appello ai consumatori-talebani Apple


Pronto, cavalier Apple? | Makkox

da “il Post” del 27/08/2012 | Makkox

A me, voi Talebani consumatori Apple, fate un po’ tenerezza.

Si, mi fate un po’ ridacchiare voi che credete che Apple sia una squadra di calcio o, forse, una ONG, una ONLUS; voi che vi sentite di dover difendere a tutti i costi le scelte di un management che guadagna miliardi di dollari con un titolo evidentemente sovraquotato (ma la bolla non è servita a nessuno?) e che vi vende prodotti con un margine enorme.

Bizzarro, no?

In questi giorni, in particolare, tifate e gioite per la vittoria in primo grado della vostra società-divinità in una causa intentata per violazione di brevetti che regalerà alle sue casse più di un miliardo di dollari. Tutto questo perché una giuria ha riconosciuto che la forma rettangolare con gli angoli smussati ed il gesto di allargare i pollici per ottenere l’allargamento di un’immagine (esempi) sono “cose” oggetto di brevetti registrati e, quindi, non replicabili, se non previa il pagamento di una royalty.

Ringrazio di essere nato nella più “civile” Europa (e dovreste farlo anche voi in questo caso) dove è impensabile ottenere questo genere di brevetti! Pensate se Ford avesse brevettato il sistema di trazione su 4 ruote rotonde di gomma, dove sareste ora? Fatevi un esamino di coscienza e pensate che, da una causa come questa, voi non guadagnerete assolutamente nulla. Anzi: perderete la possibilità di accesso alla tecnologia a prezzi decenti e vi scorderete la concorrenza.

Pensate con la testolina per una volta; lasciate perdere Roma, Lazio, Juve, Samsung, Microsoft, Apple. Rimarrete sorpresi, davvero!

Ad Maiora.

L’Argentina è di nuovo vicina al default?


Cristina Kirchner“Il Financial Times ha scritto che da venerdì scorso è entrato in vigore un provvedimento del governo argentino che vieta agli abitanti di convertire i loro pesos in dollari. Comprare dollari è uno dei pochi modi che hanno gli argentini per proteggersi dall’inflazione (oltre che per viaggiare all’estero, importare prodotti e fare molte altre cose). Si tratta dell’ultima di una serie di decisioni del governo (un mix di misure di protezionismo e politiche monetarie poco ortodosse) che hanno lasciato scettici economisti e analisti finanziari, e hanno fatto nascere il timore che l’Argentina sia nuovamente vicina a fare bancarotta.

L’Argentina si è già trovata nella situazione di non poter far fronte ai pagamenti degli interessi sul debito. È accaduto l’ultima volta negli ultimi giorni del 2001 (Piercamillo Falasca ha spiegato l’evento e le sue conseguenze su Epistemes.org). Da allora l’economia argentina è riuscita a crescere, anche se non ha mai raggiunto i livelli pre-default. Per la presidenta Cristina Kirchner l’obbiettivo del 2012 è di raggiungere una crescita del PIL pari al 4,5-7,5% (la stima mssima del Fondo monetario internazionale è del 4,2%). Per ottenere questo risultato, Kirchner ha aumentato la spesa pubblica, tanto che nel 2012, probabilmente, il bilancio si chiuderà con il primo deficit primario (cioè le spese dello stato supereranno le entrate, prima ancora che vengano conteggiate le spese per interessi sul debito) dopo anni.”

Il resto dell’articolo, molto molto interessante, si trova qui: L’Argentina è di nuovo vicina al default? | Il Post.

La storia si ripete: dietro il boom economico in Cina e Brasile c’è il boom del credito…


La storia si Guido Grossiripete: dietro il boom economico in Cina e Brasile c’è il boom del credito…

facile previsione: entro tre-cinque anni andranno in malora; il sistema finanziario andrà in crisi.. e i cittadini saranno chiamati a salvarlo.. diventando prigionieri del loro debito

Eppure la storia di Pinocchio e Lucignolo era così chiara. Se abbocchiamo alla favola bella di chi spera di ricavar zecchini piantandoli nell’orto.. o si lascia abbagliare dalle lusinghe del paese dei balocchi, dove tutti diventano ricchi ed è sempre festa.. prima o poi ci risvegliamo con le orecchie d’asino.. e ci portano al mercato degli schiavi.

La funzione del Credito – come ci ricorda la nostra disattesa Costituzione – è una funzione troppo delicata e sensibile per poter essere lasciata nelle mani dei mercati… e se non lo capiamo.. ci meritiamo di diventare merci.

In Europa non lo abbiamo proprio capito. Anzi, stiamo facendo la più grossa fesseria che si possa immaginare, andando ad impelagarci verso un sistema le cui istituzioni ruotano sempre più attorno ai bisogni – illegittimi – della finanza, e sempre meno a quelli dei cittadini. Integrazione bancaria, eurobond, fiscal compact, Mes.. presentate come soluzioni dei nostri problemi.. sono l’anticamera della schiavitù.

Chissà se riusciremo a capirlo ed a pretendere un drastico cambio di rotta.. e di classe dirigente.. oppure se sarà necessario un bagno di sangue, prima che i popoli tornino a riappropriarsi dei propri destini

Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno negato gli insegnamenti della storia, compensandoli con un sistema mediatico gestito in nome e per conto del gatto e della volpe.

Articolo di Guido Grossi

Future of banking: Fragile giants key to western hopes – FT.com.

Il guaio della Grecia non è la Grecia


Euro grecoPaul Krugman spiega la profonda crisi economica del paese e perché potrà essere solo risolta da un cambio di politiche dell’Unione Europea

Paul Krugman è stato insignito con il premio Nobel per l’economia nel 2008 ed è uno dei più noti e autorevoli osservatori delle dinamiche economiche su scala globale. Tra le altre cose, è anche columnist del New York Times e da mesi scrive articoli estremamente critici nei confronti dell’Unione Europea, e delle soluzioni che ha fino a ora adottato per superare la propria crisi economica. Nel suo ultimo articolo, Krugman si occupa della Grecia rispolverando una cosa che va dicendo da tempo: le cause della profonda crisi del paese non sono solamente interne, ma in buona parte esterne e dovute alle scelte adottate a Bruxelles, Francoforte e Berlino. Le autorità europee e alcuni leader hanno creato un sistema monetario con molte falle e ora gli stessi pensano di essere la soluzione alla crisi.

(La fine dell’euro in 4 mosse)

Naturalmente i problemi in Grecia ci sono eccome, a partire dagli alti livelli di corruzione e di evasione fiscale. Il paese ha vissuto ben al di sopra delle proprie possibilità, accumulando debiti. Ci sono però anche molti luoghi comuni sulla Grecia, scrive Krugman. Non è per esempio vero che i greci sono pigri: lavorano per più ore al giorno rispetto alla media europea, e soprattutto di più dei tedeschi. La spesa pubblica per lo stato sociale non è così alta come viene dipinta ed è lontana da quanto si spende in proporzione in Germania e in Svezia.

E quindi come ha fatto la Grecia a mettersi così nei guai? Colpa dell’euro, dice l’economista, che da sempre è scettico sulla moneta unica europea. Quindici anni fa la Grecia non era certo un paradiso, ma non era nemmeno in una profonda crisi economica. Il livello di disoccupazione era alto, ma non a livelli catastrofici, e il paese se la cavava con il pagamento dei propri debiti sui mercati internazionali, ottenendo risorse a sufficienza soprattutto dalle esportazioni e dal turismo. Poi la Grecia si unì all’euro, e le cose cambiarono.

Le persone iniziarono a pensare che si trattasse di un posto sicuro in cui fare investimenti. Il denaro estero arrivò in grandi quantità in Grecia, usato in parte per finanziare i debiti del governo; l’economia esplose; l’inflazione crebbe; e la Grecia divenne sempre meno competitiva. I greci spesero buona parte del denaro che arrivò nel paese, cosa che iniziarono a fare anche tutti gli altri rimasti inclusi nella bolla dell’euro. Poi la bolla scoppiò e tutto d’un tratto divennero visibili le falle del sistema euro.

Krugman invita a confrontare il sistema dell’Unione Europea con quello degli Stati Uniti e a chiedersi come mai il secondo non abbia i problemi che sta affrontando ora l’Europa. La risposta è che negli USA c’è un governo centrale molto più forte, che se necessario concede denaro e attua altre soluzioni incisive per ripianare i problemi degli Stati in difficoltà. In Florida il crollo del mercato immobiliare è stato compensato dagli aiuti di Washington, evitando che lo Stato dovesse fare da solo i conti, riducendo le spese per lo stato sociale e adottando misure di austerità. Negli anni Ottanta successe qualcosa di analogo con il Texas con la crisi dei depositi e dei prestiti: «I contribuenti finirono col pagare una somma enorme di denaro per rimettere a posto le cose, ma buona parte di quei contribuenti non abitava in Texas. Di nuovo, lo stato ricevette una serie di aiuti su una scala inimmaginabile per la moderna Europa».

(Le conseguenze perverse dell’austerità)

La Grecia per Krugman è quindi nei guai in buona parte a causa “dell’arroganza delle autorità europee”, soprattutto dei paesi più ricchi, che si sono autoconvinti di poter far funzionare una moneta unica senza un governo unitario. E le stesse autorità si sono anche autoconvinte che il problema sia stato causato dall’irresponsabilità dei cosiddetti paesi della periferia del sistema euro, come Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia, e che quindi spetti a questi adottare rigide misure di austerità per superare la crisi senza pesare troppo sul resto dell’Unione.

Krugman conclude ricordando che non possono essere solo i greci a risolvere la loro crisi, perché molte delle cause sono esterne e in un certo senso indipendenti dalla Grecia. In tutto questo l’euro continua a essere in pericolo è c’è solo un modo per poterlo (forse) salvare: Germania e Banca Centrale Europea devono capire che è arrivato il momento di cambiare strategia, di spendere più risorse e di accettare l’aumento dell’inflazione. Senza queste soluzioni “la Grecia affonderà a causa dell’altrui supponenza”.

via Il guaio della Grecia non è la Grecia | Il Post.

…e mi permetto di aggiungere che anche l’Italia farà la stessa fine. Certo le tesi di Krugman sono un po’ ardite (dire che il casino greco non è colpa degli stessi greci mi sembra un po’ pretenzioso). L’Europa sta cercando di “imporre” all’Italia l’istituzionalizzazione del debito. Come a dire: “ora c’è l’Euro. Non potete immettere vostra moneta nel circuito, ma solo la nostra. Quindi dovete indebitarvi.”.

Non si capisce perché ci vogliano convincere che abbiamo bisogno di “aiuti”. In definitiva siamo un paese ricco di patrimoni e risparmi (vedi articolo del Financial Times QUI)

Perché non far sottoscrivere i bond direttamente agli italiani? Sarebbe più logico fidarci di noi stessi e girare gli interessi direttamente nel circuito interno!

E invece no! Dobbiamo contrarre debito con l’Europa e con la finanza estera. Sarebbe come a dire che per legge ci dobbiamo mettere per forza nelle mani di un cravattaro che, per opera futura degli Eurobond, deciderà volta per volta le regole del gioco e l’interesse da pagare!

In poche parole, come per gli strozzati, ci potremmo trovare senza una lira ma pieni di debiti!!!

Abbiamo 2 miliardi di Euro di debiti. Qualche proposta


Vita da statale, quanti lavorano nel pubblico in Italia?Come già postato qui, mentre il debito pubblico italiano ammonta a circa 2 trilioni di Euro, il nostro settore finanziario è accreditato di risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro.

Per tornare a “respirare” dovremmo fare principalmente 2 cose:

1) pagare gli interessi correnti

2) ridurre la percentuale di debito sul PIL
Riguardo al punto 1 mi viene spontaneo pensare: perché non tassiamo i patrimoni? Potremo risolvere 2 problemi: quello dell’evasione fiscale e quello del saldo degli interessi sul debito.
Per il punto 2, perché non obblighiamo i detentori di patrimoni a sottoscrivere il debito italiano a medio termine (vedi proposta di Italian default: il fallimento di una classe dirigente)?

In questo modo non saremmo più obbligati verso banche e fondi ma solo verso “noi stessi”. L’andamento dei tassi non sarebbe strettamente dipendente dalle ondate speculative, ma fissato da una authority.

Risolto anche questo problema bisognerà anche affrontare quello delle perdite endemiche delle nostre banche: torniamo alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari e basta sostegni! Sono delle S.p.A.: che trovino le risorse sul mercato, altrimenti che falliscano.

In ultimo, ma non ultimo, dobbiamo perseguire anche una politica seria di riduzione della spesa se non vogliamo che il debito rimanga ai livelli attuali.

Facciamo una piccola considerazione: in italia ci sono circa 3,3 milioni di dipendenti statali su una popolazione attiva di circa 24,3 milioni di persone. Quindi circa il 13% dei lavoratori in Italia è alle dipendenze dello stato; questi costano circa 170 miliardi di Euro all’anno.
Non si potrebbe pensare di economizzare su questa voce omogeneizzando il contratto del pubblico impiego con quello del privato? Ad esempio vincolando parte della retribuzione alla produttività? Introducendo la mobilità? Evitando il turn over in molte amministrazioni?

Io non ci trovo nulla di scandaloso, anzi! Guardando la cosa da un’altra angolazione mi viene da chiedere: perché io dipendente del settore privato dovrei essere discriminato?

Credo che il lavoro statale, utilizzato per decenni come ammortizzatore sociale in molte regioni, possa conquistare in questo modo una nuova dignità ed essere veramente produttivo, rispettato e rispettabile.

Gli italiani devono crescere e darsi una mossa oppure finiremo veramente come i greci. Per questo bisogna, oltre che fare sacrifici, anche cambiare mentalità, modo di vivere. Solo così riusciremo a “risorgere” e a renderci veramente indipendenti dalla finanza e dalla speculazione.

Banchieri centrali uniti sulla rottura dell’Euro


Financial Times Logo“At least one country will leave the eurozone in the next five years, according to a survey of central bank reserve managers who collectively control more than $8,000bn.

The results of the poll, conducted by UBS, highlight the concern among some of the world’s top central bank officials ahead of the Greek election this weekend that is widely seen as a pivotal moment for the future of the single currency.”[CUT]

via Central bankers brace for euro break-up – FT.com By Jack Farchy

Almeno un paese lascerà la zona Euro entro i prossimi 5 anni, secondo un sondaggio dei gestori di riserve delle banche centrali che controllano complessivamente più di 8.000 miliaridi di dollari.
I risultati di questo sondaggio condotto da UBS evidenziano la forte preoccupazione di alcuni alti funzionari provenienti dal mondo delle banche centrali e sono stati pesati in base al risparmi gestito da ogni singolo istituto.
I banchieri centrali ed i gestori di fondi hanno detto che la rottura dell’area Euro è attualmente il rischio più elevato per tutta l’economia globale, e lo sarà per i prossimi 12 mesi.
Le loro idee sono in contrasto netto con i tentativi di alcune banche centrali di rafforzare la fiducia nella moneta unica. Ma questi gestori, le loro riserve e le loro decisioni su come allocare le loro risorse hanno un’influenza molto significativa sui mercati dei cambi.
La prospettiva di una rottura dell’area Euro ha innervosito gli investitori di tutti i tipi negli ultimi mesi, provocando una forte spinta alla vendita di azioni europee, un salto dei rendimenti obbligazionari dei governi periferici della zona Euro e uno scivolone della moneta unica.
All’incertezza sul futuro della Grecia -che si paleserà sempre di più con le cruciali elezioni di questo fine settimana- si è andata a sommare la crisi bancaria spagnola e tutto questo sta minando la fiducia degli investitori che stanno spingendo per una diversificazione dei portafogli lontano dalla zona Euro.
La banca nazionale svizzera ha rivelato il mese scorso di aver raddoppiato la sua dotazione in sterline nel primo trimestre, avendo ridotto consequenzialmente l’esposizione in Euro. Gli analisti e gli operatori ci dicono che, ovviamente, i gestori di riserve hanno fatto lo stesso.
La cautela dei gestori di riserve sul futuro dell’Euro è stato confermato nelle loro previsioni: si prevede che entro la fine dell’anno l’Euro sarà negoziato tra 1,15 e 1,25 dollari, rispetto all’attuale livello di 1,26 dollari.
Addirittura una piccola minoranza sostiene che l’Euro non esisterà più entro la fine dell’anno.
In contrasto con tutto questo, le banche centrali ed i fondi sovrani (SWF) sono più propensi per una tendenza al rialzo delle quotazioni dell’oro: si prevede che il metallo prezioso, insieme al debito dei mercati emergenti, sarà l’asset maggiormente performante da qui alla fine dell’anno.
Il prezzo dell’oro è rimasto fermo quest’anno fino ad ora poiché gli investitori diffidano della sua capacità di agire come bene rifugio in tempi di crisi; comunque giovedì è stato scambiato a 1.620,70$/oncia, in crescita del 3,5% rispetto all’inizio del 2012.

Insomma, ce n’è di che preoccuparsi: le istituzioni bancarie sovrane europee si preoccupano di salvare l’Euro, i loro funzionari e gestori, al contrario, NO!

Il nostro debito cresce continuamente, la spesa non si riduce. Tutto ciò che incameriamo come riduzione della spesa o da maggiori entrate fiscali (siamo in recessione, non si parla di aumenti delle entrate derivanti da un aumento del PIL  ma solo di un aumento derivante dal maggior carico) lo utilizziamo per foraggiare la finanza e la burocrazia.

La prospettiva è che domani nessuno comprerà il nostro debito, andremo in default tecnico, nessuno ci darà nulla, diverremo poveri ed i nostri banchieri avranno incamerato, insieme ai gestori di fondi, un’immensa ricchezza.

Secondo me, dovremmo fare tutti un bel passo indietro: far uscire le nostre banche commerciali dalla finanza e farle ritornare ad essere uno strumento di finanziamento delle imprese e delle famiglie. Far uscire dal circuito le banche non virtuose: facciamole fallire e, con loro, i loro banchieri.Togliere ogni tipo di supporto economico alle banche d’affari.

Però, se vogliamo salvare l’Euro e l’Unione, dobbiamo farlo tutti, non solo l’Italia.

Debito pubblico e crescita economica: una relazione tutta da verificare


Andrea F Presbitero

Andrea F Presbitero
Assistant Professor, Department of Economics, Università Politecnica delle Marche

È stato recentemente pubblicato su VoxEu.org un rilevante articolo del professore Andrea Presbitero (docente di Politica Economica della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche) con il professor Ugo Panizza (direttore dell’unità di ricerca sul debito e la finanza dell’UNCTAD e docente di Econometria ed economia dello sviluppo al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra), dal titolo “Il debito pubblico interagisce negativamente con la crescita economica?”.

L’importanza del contributo dei due studiosi risiede nell’analisi che essi conducono dei dati della crisi attuale per verificare se esista o no un nesso di causa/effetto tra debito pubblico e crescita economica in un campione di paesi industrializzati.
Verificare se elevati livelli di debito pubblico generino un effetto negativo sulla crescita economica è una questione di politica economica particolarmente rilevante. Ora, una risposta affermativa implicherebbe che, sebbene efficaci nel breve periodo, politiche fiscali espansive che fanno aumentare il rapporto debito/Pil potrebbero rallentare la crescita di lungo periodo, annullando parzialmente o completamente l’effetto positivo dello stimolo fiscale.
La maggior parte dei policy-makers sembra ritenere che il debito riduca la crescita economica. Si tratta di un’opinione in linea con i risultati di una fiorente letteratura empirica che mostra l’esistenza di una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Tuttavia, correlazione non implica causalità. Il legame tra debito e crescita potrebbe scaturire dal fatto che è la ridotta crescita economica a generare elevati livelli di debito pubblico.

In un recente studio, basato su un campione di paesi Ocse, applicando tecniche econometriche che permettono di verificare se esista o no un nesso di causalità tra debito e crescita economica, risulta che non c’è alcuna evidenza statistica a sostegno dell’ipotesi che un elevato debito pubblico possa nuocere alla futura crescita delle economie avanzate. Pertanto, i professori Presbitero e Panizza mettono in guardia dall’usare la relazione tra debito e crescita come uno degli argomenti a favore del consolidamento fiscale.
In sintesi, l’interpretazione dell’evidenza empirica sulla relazione tra debito pubblico e crescita nelle economie avanzate può essere così sintetizzata:

1) molti studi mostrano come il debito sia negativamente correlato con la crescita economica;

2) nessun lavoro dimostra in maniera incontrovertibile che il debito genera un effetto causale sulla crescita;

3) lo studio suggerisce che il nesso di causalità non esiste.
Benché certi della solidità dei loro risultati, i due ricercatori sono consapevoli del fatto che possono apparire controversi. Tuttavia, i primi due punti rimangono indiscutibili. Pertanto, che il debito pubblico abbia un effetto causale negativo sulla crescita economica rimane un fatto ancora da dimostrare.

Da una rilevante ricerca del professor Andrea F. Presbitero con Ugo Panizza