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Lo strano caso della Bracciano Ambiente


In questi giorni, purtroppo, sono state recapitate 21 lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti della predetta Bracciano Ambiente. Questa una lettera di esempio:

Lettera licenziamento Bracciano AmbientePartiamo dal presupposto che in anni questa municipalizzata è stata presidiata dal lato delle assunzioni molto attentamente dai partiti di governo di Bracciano, come del resto di gran moda anche nelle municipalizzate della Capitale (senza far nomi).

Ora la Bracciano Ambiente (società che tratta i rifiuti di Bracciano e che amministra la discarica di Cupinoro) si trova con un buco di bilancio di più un milione di Euro. L’amministrazione della stessa ed il Comune di Bracciano (proprietario di fatto) sostengono che il disavanzo è stato portato dalla diminuzione della percentuale di indifferenziata che viene conferita in discarica (una volta si diceva “scaricata”) , causata a sua volta dall’aumento dei paesi che hanno adottato la modalità di ritiro “porta a porta”.

Per razionalizzare i costi quindi si è proceduto nel modo più semplice conosciuto dall’età della pietra: ridurre il personale in eccesso, con l’indubbio vantaggio per l’Amministrazione di mettere a tacere le voci che volevano i dipendenti assunti per la maggior parte secondo criteri meramente clientelari (so they say, so do I).

A questo punto però la domanda sorge spontanea: Quali sono stati i criteri di selezione dell’eccedenza di personale? Quale la discriminante? Perché 21 fuori e tutti gli altri dentro?

Perché sono dentro ancora quelli che di fatto “costano” di più all’azienda rispetto a quello che fanno “veramente”?

Hanno licenziato 21 persone, non si sa per quale motivo vero, lasciando famiglie intere senza reddito.

Ora, se si afferma tacitamente che chi era lì non lo era per merito, si deve avere il coraggio di licenziare tutti, Presidente e Amministratore Delegato compresi (in qualsiasi azienda fuori dall’Italia sarebbero stati considerati gli artefici del deficit di bilancio)!

Si deve ripartire da zero.

Così la cosa in primis non ha senso, in secundis è fortemente ingiusta e sperequata.

Rendiamo edotta la popolazione di Bracciano: adesso cambierà qualcosa di concreto a livello di bilancio? Ai braccianesi cosa ne verrà in tasca? Fino ad ora mi pare assolutamente nulla. Abbiamo solo persone senza lavoro, un piano industriale (lo trovate cliccando QUI) solo con costi e senza ricavi stimati, un buco di bilancio, e tonnellate di immondizia della Capitale in più.

Chi per primo ha il coraggio di parlarne serenamente e senza pregiudiziali di colore politico?

La discarica diventerà un centro di trattamento meccanico biologico (TMB) del rifiuto indifferenziato?

Si aprirà una nuova “buca” di 450.000 mq? Si?

A prescindere dall’impatto ambientale, chi ci lavorerà? Con quali competenze?

La B.A. ed il Consiglio Comunale ritengono che i “survivors” abbiano le competenze necessarie?

Probabilmente dirò qualcosa di scomodo e in molti mi faranno la posta sotto casa: secondo me, se si decide di licenziare 21 persone così, allora si devono licenziare tutti! Tutta la B.A. ribadisco.

Ricominciamo da zero, assumiamo con criteri seri!

Ma così, no. Così non ha senso. Così la Bracciano Ambiente ed il Consiglio Comunale mi hanno fatto solo vergognare! Hanno lasciato senza reddito una famiglia intera, marito e moglie, da un giorno all’altro!

Cari amministratori, parliamone apertamente, senza pregiudizi di parte.

Su, Non abbiate paura!

Forse non vi è chiaro che, se non parlate chiaramente, sarete politicamente bruciati. Per davvero.

Abbiamo 2 miliardi di Euro di debiti. Qualche proposta


Vita da statale, quanti lavorano nel pubblico in Italia?Come già postato qui, mentre il debito pubblico italiano ammonta a circa 2 trilioni di Euro, il nostro settore finanziario è accreditato di risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro.

Per tornare a “respirare” dovremmo fare principalmente 2 cose:

1) pagare gli interessi correnti

2) ridurre la percentuale di debito sul PIL
Riguardo al punto 1 mi viene spontaneo pensare: perché non tassiamo i patrimoni? Potremo risolvere 2 problemi: quello dell’evasione fiscale e quello del saldo degli interessi sul debito.
Per il punto 2, perché non obblighiamo i detentori di patrimoni a sottoscrivere il debito italiano a medio termine (vedi proposta di Italian default: il fallimento di una classe dirigente)?

In questo modo non saremmo più obbligati verso banche e fondi ma solo verso “noi stessi”. L’andamento dei tassi non sarebbe strettamente dipendente dalle ondate speculative, ma fissato da una authority.

Risolto anche questo problema bisognerà anche affrontare quello delle perdite endemiche delle nostre banche: torniamo alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari e basta sostegni! Sono delle S.p.A.: che trovino le risorse sul mercato, altrimenti che falliscano.

In ultimo, ma non ultimo, dobbiamo perseguire anche una politica seria di riduzione della spesa se non vogliamo che il debito rimanga ai livelli attuali.

Facciamo una piccola considerazione: in italia ci sono circa 3,3 milioni di dipendenti statali su una popolazione attiva di circa 24,3 milioni di persone. Quindi circa il 13% dei lavoratori in Italia è alle dipendenze dello stato; questi costano circa 170 miliardi di Euro all’anno.
Non si potrebbe pensare di economizzare su questa voce omogeneizzando il contratto del pubblico impiego con quello del privato? Ad esempio vincolando parte della retribuzione alla produttività? Introducendo la mobilità? Evitando il turn over in molte amministrazioni?

Io non ci trovo nulla di scandaloso, anzi! Guardando la cosa da un’altra angolazione mi viene da chiedere: perché io dipendente del settore privato dovrei essere discriminato?

Credo che il lavoro statale, utilizzato per decenni come ammortizzatore sociale in molte regioni, possa conquistare in questo modo una nuova dignità ed essere veramente produttivo, rispettato e rispettabile.

Gli italiani devono crescere e darsi una mossa oppure finiremo veramente come i greci. Per questo bisogna, oltre che fare sacrifici, anche cambiare mentalità, modo di vivere. Solo così riusciremo a “risorgere” e a renderci veramente indipendenti dalla finanza e dalla speculazione.