Un blog molto personale…

proviamo a capire qualcosa di più!

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Gli effetti fiscali del Governo Letta: Policy Paper dell’Istituto Bruno Leoni


Il favoloso Governo Letta

Il Governo Letta, si quello dell’inciucio stellare con il PdL per far “contento” Napolitano, conta ormai qualche mese di attività.

L’Istituto Bruno Leoni (IBL) ha stilato un interessantissimo bilancio delle politiche economiche intraprese da questa mirabolante compagine di governo. Proviamo a spulciare al volo i contenuti di questo report ed a capire quali possano essere le conclusioni a cui gli economisti dell’IBL sono arrivati.

La prima cosa da dire è che, purtroppo, non si tratta di considerazioni positive, anzi.

Ricordiamo che il Governo è stato impegnato per più mesi dal PdL stesso, sotto forma di ricatto sulla durata e sulla consistenza del mandato, a disinnescare l’IMU e l’aumento dell’IVA dal 21% al 22% anziché preoccuparsi della disoccupazione emergente, di quella giovanile  e della pressione fiscale ormai insostenibile.

Alla fine pensiamo a Letta come colui che si è dovuto impegnare su tutti questi fronti e non solo sui desiderata della destra; le risposte però non sono state giudicate adeguate e definitive, quindi efficaci sul medio-lungo periodo.

Vediamo perché.

La pletora di disposizioni, leggine, etc. che sono state prodotte portano altra spesa pubblica ma sono state finanziate tagliando qua e la, “decurtando fondi già iscritti a bilancio o formulando una nuova destinazione ai fondi esistenti“. Per esempio, la concessione di incentivi per la disoccupazione giovanile è stata attivata prendendo le risorse già concesse per l’attuazione del piano di coesione sociale.

Diciamo che l’azione di Governo dunque è stata indirizzata verso la creazione di nuova spesa pubblica e a riallocare l’esistente invece che verso la riduzione del carico fiscale con tagli alla spesa.

Secondo l’IBL l’urgenza portata dall’alta pressione fiscale, dalla crisi, e dalla riduzione del potere d’acquisto ha portato il Governo a decidere per queste misure ma ha portato anche a tralasciare gli effetti e la sostenibilità del carico fiscale che emergerà nei prossimi anni proprio per finanziarle: “Sono infatti passate sottotraccia diverse misure gravose per la finanza pubblica, la cui copertura è in parte garantita dall’aumento delle imposte, spesso con effetti permanenti a partire dal prossimo anno“!

Ad una riduzione della pressione fiscale nel 2013 (- 2,9 miliardi euro), dovuta al rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto e della cancellazione della prima rata dell’IMU, dovrebbe seguire un aumento di circa 870 milioni di euro nel 2014 e nel 2015 (senza contare gli effetti dell’aumento dell’aliquota IVA dal 21 al 22%).

Effetti sulla tassazione 2013 2014 2015
Imposta di bollo 98,6 197,2 197,2
Minori sgravi contributivi 250
Detrazioni fiscali per l’edizilia -152 -379,7
Maggiori entrate e minori spese da detrazioni 47,8 44 44
Aumento iva su prodotti editoriali e distributori automatici 150 150
Accisa sui carburanti 75
IVA agenzie di viaggio 2,4 12 12
Robin tax 150 150
Minori tasse su energia -150 -100
Rinvio Tobin Tax -12,85
Minori imposte su turismo nautico -1,2 -2,5 -2,5
Rinvio IVA -1054
Acconto irpef 175,7
Imposta su sigarette elettroniche 117 117
Accise su oli lubrificanti, alcol e tabacchi 83,5 125
Maggiore prelievo fondo garanzia viaggi 0,25 0,25 0,25
Cancellazione prima rata IMU 2396,2
Agevolazioni e esenzioni per immobili-merce, cooperative, ricerca 35,9 79,3 -79,3
Riduzione cedolare secca su canone concordato 12,3 35 -25,8
Taglio a detrazioni su premi assicurativi 458,5 661
2937,7 868,65 869,15
Escluse detrazioni casa 2985,5 976,65 1204,85

La tabella viene direttamente dal paper citato ed è calcolata in milioni di Euro.

Quindi la ripresa economica in Italia (se mai ci sarà) porterà altre lacrime e sangue!

Se ci sarà, come sperato, un aumento del PIL questo verrà automaticamente assorbito da nuova spesa pubblica già contabilizzata oggi.

A questo indirizzo trovate il Policy Paper dell’IBL “Gli effetti fiscali del Governo Letta

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Vezzali candidata Lista Monti


(ANSA) – ROMA, 8 GEN – ”Ho deciso di far parte della squadra, perche’ trovo Mario Monti una persona seria, che crede nella famiglia, nei valori come l’etica e la morale e credo possa veramente fare qualcosa per risollevare le sorti dell’Italia”. Dalla pedana della scherma (”Ma a Rio ci saro”’) all’agone politico, Valentina Vezzali scende in campo a fianco di Monti e lo fa con grande convinzione: ”Ci siamo sentiti giorni fa e ci siamo visti oggi a Roma. E’ bastata una stretta di mano”.

La Vezzali?

Prima si farebbe “toccare” da Berlusconi, se lo arruffiana a Porta a Porta, poi se ne va con Monti. Che pena sta gente che si “improvvisa candidata”!

Rispetto lei, il suo sport, le sue medaglie, ma che valore aggiunto può portare la sua candidatura? Che slogan utilizzerà? “Più spade per tutti”? Ma per piacere…

Sono veramente amareggiato nel constatare che, nonostante la crisi in cui siamo sprofondati, nonostante la povertà dilagante, nonostante la disoccupazione galoppante gli italiani continuino pedissequamente a farsi prendere per il culo da questi 4 furbetti approfittatori.

Monti: “Berlusconi fu umiliato a Cannes Al G20 volevano toglierci sovranità”


Mario Monti

Silvio Berlusconi fu sottoposto a una “pressione prossima all’umiliazione”.

Perché al G20 di Cannes dell’anno scorso ci fu “un tentativo di far cedere all’Italia parte della sua sovranita”. Parola di Mario Monti. Parlando all’assemble dell’Abi, il premier ricorda la situazione “sgradevolissima” che si era creata a Cannes: “Tutte le testimonianze – dice Monti – mi dicono che Berlusconi è stato sottoposto a una pressione sgradevolissima, per lui e il Paese, prossima all’umiliazione che sostanzialmente, nell’intenzione dei prementi, avrebbe portato l’Italia a cedere buona parte della sua sovranità e discrezionalità”.

Ma le cose, da quel “tentativo di messa in protezione”, sono cambiate e Monti mette a confronto la situazione di Cannes e quella di Los Cabos, dove il governo italiano ha avuto un ruolo nella soluzione della crisi dell’eurozona. Un cambio di clima. Che per il premier è il primo risultato del suo governo, ottenuto “più rapidamente di quanto io prevedessi”.

via Monti: “Berlusconi fu umiliato a Cannes Al G20 volevano toglierci sovranità” – Repubblica.it.

Mah… a me questo sembra un assist bell’e buono servito a Berlusconi in vista della sua prossima ricandidatura per le elezioni del 2013, non credete? Dopo tutti i danni che ha fatto, e che continua a fare, ci mancava anche la legittimazione del suo operato e la condanna implicita del comportamento dei leader di Francia e Germania(anche loro ne hanno da farsi perdonare, eh!) tenuto verso il comico di Arcore.

Ma Monti ci crede gonzi? Forse comincio a pensare che buona parte della popolazione lo sia davvero…

La storia si ripete: dietro il boom economico in Cina e Brasile c’è il boom del credito…


La storia si Guido Grossiripete: dietro il boom economico in Cina e Brasile c’è il boom del credito…

facile previsione: entro tre-cinque anni andranno in malora; il sistema finanziario andrà in crisi.. e i cittadini saranno chiamati a salvarlo.. diventando prigionieri del loro debito

Eppure la storia di Pinocchio e Lucignolo era così chiara. Se abbocchiamo alla favola bella di chi spera di ricavar zecchini piantandoli nell’orto.. o si lascia abbagliare dalle lusinghe del paese dei balocchi, dove tutti diventano ricchi ed è sempre festa.. prima o poi ci risvegliamo con le orecchie d’asino.. e ci portano al mercato degli schiavi.

La funzione del Credito – come ci ricorda la nostra disattesa Costituzione – è una funzione troppo delicata e sensibile per poter essere lasciata nelle mani dei mercati… e se non lo capiamo.. ci meritiamo di diventare merci.

In Europa non lo abbiamo proprio capito. Anzi, stiamo facendo la più grossa fesseria che si possa immaginare, andando ad impelagarci verso un sistema le cui istituzioni ruotano sempre più attorno ai bisogni – illegittimi – della finanza, e sempre meno a quelli dei cittadini. Integrazione bancaria, eurobond, fiscal compact, Mes.. presentate come soluzioni dei nostri problemi.. sono l’anticamera della schiavitù.

Chissà se riusciremo a capirlo ed a pretendere un drastico cambio di rotta.. e di classe dirigente.. oppure se sarà necessario un bagno di sangue, prima che i popoli tornino a riappropriarsi dei propri destini

Un grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno negato gli insegnamenti della storia, compensandoli con un sistema mediatico gestito in nome e per conto del gatto e della volpe.

Articolo di Guido Grossi

Future of banking: Fragile giants key to western hopes – FT.com.

Debito pubblico e crescita economica: una relazione tutta da verificare


Andrea F Presbitero

Andrea F Presbitero
Assistant Professor, Department of Economics, Università Politecnica delle Marche

È stato recentemente pubblicato su VoxEu.org un rilevante articolo del professore Andrea Presbitero (docente di Politica Economica della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche) con il professor Ugo Panizza (direttore dell’unità di ricerca sul debito e la finanza dell’UNCTAD e docente di Econometria ed economia dello sviluppo al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra), dal titolo “Il debito pubblico interagisce negativamente con la crescita economica?”.

L’importanza del contributo dei due studiosi risiede nell’analisi che essi conducono dei dati della crisi attuale per verificare se esista o no un nesso di causa/effetto tra debito pubblico e crescita economica in un campione di paesi industrializzati.
Verificare se elevati livelli di debito pubblico generino un effetto negativo sulla crescita economica è una questione di politica economica particolarmente rilevante. Ora, una risposta affermativa implicherebbe che, sebbene efficaci nel breve periodo, politiche fiscali espansive che fanno aumentare il rapporto debito/Pil potrebbero rallentare la crescita di lungo periodo, annullando parzialmente o completamente l’effetto positivo dello stimolo fiscale.
La maggior parte dei policy-makers sembra ritenere che il debito riduca la crescita economica. Si tratta di un’opinione in linea con i risultati di una fiorente letteratura empirica che mostra l’esistenza di una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Tuttavia, correlazione non implica causalità. Il legame tra debito e crescita potrebbe scaturire dal fatto che è la ridotta crescita economica a generare elevati livelli di debito pubblico.

In un recente studio, basato su un campione di paesi Ocse, applicando tecniche econometriche che permettono di verificare se esista o no un nesso di causalità tra debito e crescita economica, risulta che non c’è alcuna evidenza statistica a sostegno dell’ipotesi che un elevato debito pubblico possa nuocere alla futura crescita delle economie avanzate. Pertanto, i professori Presbitero e Panizza mettono in guardia dall’usare la relazione tra debito e crescita come uno degli argomenti a favore del consolidamento fiscale.
In sintesi, l’interpretazione dell’evidenza empirica sulla relazione tra debito pubblico e crescita nelle economie avanzate può essere così sintetizzata:

1) molti studi mostrano come il debito sia negativamente correlato con la crescita economica;

2) nessun lavoro dimostra in maniera incontrovertibile che il debito genera un effetto causale sulla crescita;

3) lo studio suggerisce che il nesso di causalità non esiste.
Benché certi della solidità dei loro risultati, i due ricercatori sono consapevoli del fatto che possono apparire controversi. Tuttavia, i primi due punti rimangono indiscutibili. Pertanto, che il debito pubblico abbia un effetto causale negativo sulla crescita economica rimane un fatto ancora da dimostrare.

Da una rilevante ricerca del professor Andrea F. Presbitero con Ugo Panizza

Prima banca Italiana a bloccare i prelievi.


Appunto….
vedi mio post precedente: http://wp.me/p1qaSd-41

Raggioindaco blog.

Come si era accennato giorni fa’, ecco iniziare il blocco dei crediti, il primo istituto Italiano ad aver preso la decisione di bloccare i conti correnti fino a Luglio e’ la BNI, forse e’ il caso di meditare sull’avere una riserva di denaro e di alimenti perche’ il crash finanziario e successivo switch-off sono chiaramente imminenti, e l’effetto domino potrebbe essere molto rapido.

r.i.

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giovedì 7 giugno 2012

Correntisti di BNI impossibilitati ad effettuare prelievi/versamenti, pagamenti di bollette, rate mutui, tasse

Pietro Giordano, Adiconsum: “Grave l’atteggiamento di Banca d’Italia che assume provvedimenti senza valutare le ricadute sui correntisti, ed in special modo, sulle famiglie monoreddito e sui pensionati”

Adiconsum chiede a Bankitalia un incontro urgente…

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Stanno tagliando l’Italia fuori dal mercato


Certo: con il BTP a 10 anni che veleggia ormai al 6,20% ed in crescita…

Andamento BTP decennaleUn po’ di ottimismo riusciamo comunque a trovarlo nell’articolo di Marc Ostwald sul Financial Times che, contrariamente all’ortodossia che vuole Spanga e Italia legate a doppia mandata nella gestione del debito pubblico, rileva delle belle differenze nella gestione del risparmio e nel rapporto dei mutui sul PIL rispetto agli altri euromembri:

via FT Alphaville » Now they’ve shut Italy off from the markets….

Provo ad abbozzarvi una traduzione, magari grossolana:

“Dobbiamo sottolineare ancora una volta che, mentre il livello dei rendimenti dei BTP sia particolarmente elevato, il rapporto debito/PIL sia al 120% e l’ammontare del debito pubblico sia appena sotto i 2 trilioni di Euro, il settore finanziario ha risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro. Inoltre l’Italia ha anche un rapporto mutui/PIL  sotto il 20% (nei Paesi Bassi questo rapporto è pari al 110% e negli USA è ad un livello quasi patologico).
Quindi l’Italia in questo caso è più simile al Giappone piuttosto che, come vuole il mito popolare, simile a Spagna, Irlanda, Portogallo, per non parlare della Grecia.”

Grazie Mark per la botta di ottimismo.

La situazione non è comunque così rosea:

La finanza è a pezzi, l’economia è in recessione pesante e quindi come lo paghiamo il nostro gigantesco debito? Confischiamo gli 8,4 trilioni di Euro di risparmi e patrimoni?

Inoltre l’Italia, come terza potenza economia europea, si sta facendo carico del piano di salvataggio della Grecia (e della Spagna?)  nonostante la suddetta crisi!!!

Che ci inventiamo ora? Cosa succederà? Attendiamo immobili l’ineluttabile default?

O, forse, è meglio l’usare il termine BANCAROTTA?

Mah! Faccio fatica a decifrare la situazione attuale…

Il sistema bancario ha il cancro – Guido Grossi


Guido GrossiVi invito a leggere questa nota di Guido Grossi Che vi aiuterà a capire quali siano i meccanismi della crisi della finanza che ci sta strozzando pian piano. La sua opinione è, secondo me, condivisibile per buona parte.

I capi di stato stanno confabulando per salvare le banche. Cerchiamo di capire. Il sistema bancario internazionale ha un cancro: la finanza. Si prende tutta la linfa vitale.

E’ solo per questo che non c’è più credito per aziende e famiglie.

Negli ultimi decenni è stato permesso alle banche che fanno credito commerciale di fare investimenti finanziari. Erano vietati. Nuove leggi hanno sistematicamente abolito tutti i divieti mentre il sistema veniva privatizzato. Perché è sbagliato?

Se io compro in borsa un titolo di una azienda che poi fallisce, perdo il mio capitale. Se una banca d’affari fa la stessa cosa, perde i suoi soldi. Ma il resto del mondo va avanti felice.

Se una banca commerciale, che fa depositi e prestiti con famiglie ed aziende specula sui mercati finanziari e perde i soldi.. crea problemi seri ad aziende  e famiglie perché le banche non investono il loro patrimonio privato ma un grossissimo multiplo del patrimonio, utilizzando soldi presi a prestito.

Non ci vuole uno scienziato per capire che è una grave imprudenza. Le attività vanno separate. Eppure, non solo è stato consentito: è stato incentivato. In due modi:

1) I regolamenti “prudenziali” (sic!) obbligano le banche ad avere un proprio patrimonio disponibile per far fronte alle eventuali perdite. Se prestano 100 euro ad una azienda  devono accantonare 8 euro di patrimonio. Se comprano un titolo della stessa azienda devono accantonare solo una piccola frazione di 8 euro. Se comprano un derivato sul quel titolo.. una frazione ancora più piccola. I regolamenti “prudenziali” incentivano l’investimento finanziario a scapito dell’economia reale.

2) Se i soldi vengono indirizzati più sui mercati finanziari che nell’economia reale, nascono inevitabilmente le bolle speculative: i valori dei titoli salgono anche se l’economia reale è ferma. Cosa fanno le banche centrali quando i mercati finanziari oscillano? Regalano montagne di liquidità alle banche private. Così le bolle continuano. Si spostano, continuano a crescere fino a livelli insostenibili.

Perché lo fanno, sono matti? Ignoranti? No, sono in conflitto d’interesse.

Le speculazioni finanziarie hanno provocato buchi enormi nei bilanci delle banche private. Nello stesso tempo, però, hanno arricchito i loro manager ed i loro migliori clienti.  Poche grandi banche d’investimento internazionali legate da intrecci azionari controllano tutta l’operatività sui mercati finanziari e sono in posizione tale da poter privilegiare alcuni clienti importanti, quelli che non perdono quasi mai, che hanno l’informazione giusta al momento giusto.

Si è creata prevalentemente così – e non con la bravura di qualcuno né con il sudore della fronte – l’élite. Il famoso 1% della popolazione mondiale che dall’altalena delle bolle speculative ha tratto enormi benefici. Assieme ad un potere immenso con il quale ha potuto “comprare” la politica, l’informazione, la ricerca che avalla un certo tipo di cultura e ci infila nella testa i miti della crescita, della competizione, dei mercati e quant’altro. Un potere che è riuscito ad influenzare i governi, le banche centrali, le istituzioni sopra nazionali che disegnano e mettono a punto il modello.

Chi fa i regolamenti “prudenziali”? Chi gestisce le banche centrali? Chi deve decidere se far scoppiare le bolle speculative e far fallire le banche oppure salvarle?

Organismi al confine fra il pubblico e il privato, nei quali le persone che decidono non sono scelte con metodi elettivi e democratici: sono cooptate all’interno di una cerchia di persone non propriamente larga, nata e cresciuta nella cultura neo liberista. Magari convinti in buona fede che sia il sistema migliore per far progredire il mondo. Persone comunque ricche, che appartengono all’élite ed hanno propri ingenti patrimoni personali il cui valore è fortemente legato a quel sistema.

Non ci interessano le teorie complottiste. Usiamo tempo ed intelligenza per osservare i fatti. Torniamo alle banche, piene di buchi nei bilanci. Buon senso vorrebbe che le perdite degli investimenti finanziari si esauriscano per quello che sono: capitale bruciato. Chi ha sbagliato paga e chi lo ha fatto per conto d’altri perde il posto. Vi sembra che prevalga il buon senso?

L’attuale classe dirigente e le persone che dovrebbero tirarci fuori dai problemi, cosa decideranno: di lasciar svanire quel castello di carta come sarebbe giusto? O si arrampicherà sugli specchi per salvare il salvabile del castello nel quale sono stabilmente insediati?

Con la scusa che le banche fanno anche credito commerciale, e che quindi se falliscono rovinano le aziende e le imprese… ci stanno raccontando che è nostro dovere salvarle!

Sono ammalate di cancro. Non sono curabili. Ma ci chiedono sacrifici enormi per attaccarle alla spina e salvarle.

Alzi la mano che ha udito una proposta proveniente dagli stessi ambienti che miri a curare il male alla radice. Pannicelli caldi: Tobin tax, blind trust, nuovi regolamenti, agenzie di supervisori.. Ma pensano che la gente abbia tutta l’anello al naso??

E’ tristissimo dover constatare quanto le Istituzioni dell’Unione Europea – che non ha mai avuto il coraggio di farsi Stato – si siano trasformate in strumento di difesa acritica dei mercati finanziari. Ci raccontano che, se non salviamo le banche (queste banche piene di cancro finanziario), studi autorevoli prevedono: “crollo dell’economia.. crollo degli stati.. Inflazione incontrollabile, recessione, disperazione”. Ci spaventano per indurci ad accettare nuovi  sacrifici. Nuovo debito pubblico che con l’altra mano ci stanno imponendo di ridurre!!

L’unica certezza è che se fallissero queste  banche, a crollare con fragore sarebbe sicuramente la ricchezza ed il potere dell’élite che da questo sistema privato ha tratto enormi e ingiustificati profitti e privilegi. Solo dalla separazione delle due attività e dal conseguente fallimento della finanza, si potranno liberare, finalmente, le risorse per la crescita del benessere dei cittadini.Un buon motivo per tentare di toglierci la democrazia: i cittadini sovrani sanno esattamente quale scelta sia più giusta e conveniente.

Siamo davvero al baratro?


Prima pagina sole 24 ore 10/11/2011

Prima pagina de il sole 24 ore del 10/11/2011

Ma siamo davvero al baratro, come già ieri la Marcegaglia ha dichiarato pubblicamente?

Da persona comune, quale sono, io credo di si. Basta poco per capire che l’appello contenuto nella prima pagina del Sole 24ore di oggi è quantomeno assennato!

Guardando ai numeri sbandierati dal giornale di Confindustria, infatti, balza subito agli occhi la gravità della situazione in cui ci troviamo: lo spread del nostro italico BTP vs. il Bund tedesco è ormai arrivato a 525 punti, ai livelli del default greco quindi.

Cosa vuol dire questo in soldoni?

Vuol dire che lo Stato deve pagare un interesse decennale sui BTP del 7,25%, circa il 5,52% in più di quanto pagano i tedeschi di interesse sul loro Bund. Ma siamo sicuri che, “sic rebus stantibus”, il PIL prodotto basti a pagare il rimborso del debito contratto più gli interessi così elevati? Ebbene, gli investitori credono di no, infatti le aste dei BTP, CCT e BOT sono andate praticamente deserte; solo la BCE sta comprando il nostro debito.

E se la BCE e quei 4 investitori sprovveduti smettessero di comprare i nosti titoli? In concreto cosa succederebbe?

Succederebbe che andremmo in default, l’italica BANCAROTTA.

Quindi niente più accesso al credito finché il debito già contratto non venisse ristrutturato ad un tasso minore accettabile e liquidato. Questo significa: niente più spese per il welfare, dipendenti pubblici a casa, pensioni decurtate, stipendi non pagati, fallimento delle banche, fallimento delle imprese per mancato credito, deprezzamento della moneta, inflazione crescente.

Ok. Ora sappiamo cosa ci sta per succedere se non corriamo ai ripari. Ma cosa cavolo dobbiamo fare per correre ai ripari, dico io?

Berlusconi ha già detto che tra sabato e lunedì tornerà al suo lavoro e dai suoi nipotini (faccio onestamente fatica a crederci) ma, nonostante questo, i mercati hanno continuato a ballare sui nostri testicoli.

Dobbiamo approvare allora le famigerate misure anti-crisi. Ma se queste misure le ha studiate il governo Berlusconi che, come sappiamo, non gode dell’amore dei mercati e delle istituzioni finanziarie europee, siamo poi sicuri che verranno accolte con favore da chi specula sul nostro debito? Oppure il tasso di interesse sui titoli italiani continuerà a correre?

Sarebbe allora meglio che le misure di austerity venissero valutate da un governo tecnico di unità nazionale? Ma il Parlamento le approverebbe in tempi certi senza resistenze? Già la Lega e altri parlamentari hanno chiaramente detto che non lo farebbero.

Cosa ci rimane dunque? Sperare in nuove elezioni? Io credo che sia ormai troppo tardi per considerare questa un’ipotesi valida. Il tempo è ormai scaduto e non ci possiamo certo permettere una lunga e “sanguinosa” campagna elettorale.

Nessuno credo sia in grado di dare una risposta a questi interrogativi: Napolitano, Berlusconi, Tremonti, Monti, Sarkozy, Merkel, Obama, etc. Anche perché, da quello che leggo tutti i giorni, ognuno dice la sua e rimane convinto della propria idea.

Spero solo che a qualcuno venga l’idea giusta e che ci trascini verso lidi più sicuri, magari non “consumando” troppo i nostri risparmi.

Voi che ne dite?