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proviamo a capire qualcosa di più!

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Bracciano e la ferrovia: rassegnati ad essere una città di serie B?


Stazione ferroviaria di BraccianoOggi voglio discutere con voi della situazione della città in cui vivo: Bracciano, da cui parto e dove torno tutti i giorni.

Eh si, io vivo a Bracciano ma lavoro in centro a Roma, come qualche altra decina di migliaia di pendolari della linea Roma-Viterbo: la famigerata FR3!

Tra tutti i mali di Bracciano ricordiamo la querelle sulla discarica di Cupinoro, la differenziata al volo (nel senso che gli educati cittadini lanciano al volo l’immondizia dove capita), la carenza endemica di personale della Polizia Municipale, le multe  erogate solo nelle strisce blu, e chi più ne ha più ne metta.

Eh si: la vita non è per nulla facile in questa cittadina!

Per un pendolare però, vi assicuro, la vita è veramente difficile: treni in ritardo, treni che non partono proprio, attese snervanti, personale non debitamente istruito, climatizzazione “creativa”, etc.

Questa FR3 sembra proprio non interessare a nessuno, se non ai viaggiatori stessi!

Andando a scavare, ho scoperto che anche Legambiente si è presa a cuore questa linea: infatti la Roma-Viterbo è stata inserita al secondo posto della classifica delle peggiori linee d’Italia per i pendolari; c’è da andarne fieri!

Scherzi a parte, se consideriamo che la popolazione di Bracciano sembra ormai composta per la maggior parte da famiglie di pendolari (vedi statistiche reddito), il problema dei trasporti dovrebbe assumere una certa rilevanza.

E invece no! Ad oggi questa importanza sembra essere percepita solo dai pendolari stessi.

Infatti la politica, sia a livello comunale, sia a livello provinciale, regionale, nazionale non sembra minimamente essersi accorta che il treno si è praticamente fermato a Cesano:

  • la linea è a doppio binario fino a questa stazione e continua con un solo binario (da inizio secolo) fino a Viterbo, e già questo fatto da solo giustifica la maggior parte dei ritardi e dei disservizi;
  • la popolazione di Bracciano è praticamente raddoppiata (da 10.000 a 20.000 persone) ed è composta prevalentemente per la nuova parte da “emigrati” dalla Capitale;
  • il costo del biglietto (l’abbonamento annuale costa circa 420€) non “foraggia” minimamente Trenitalia che gira praticamente tutti i costi della tratta alla Regione Lazio (così come da accordi nazionali) e di conseguenza riduce la manutenzione dei treni e della linea allo stretto necessario;
  • “Last but not least” la linea sembra non essere adeguatamente sorvegliata e per questo è preda settimanale dei ladri di rame (questo metallo viene ricettato a circa 5€/Kg). Anche per questo i nostri treni viaggiano a singhiozzo.

Come avete avuto modo di leggere, la situazione non è per niente rosea. Eppure nessuno sembra volersi accorgere di tutte queste problematiche e nulla di nuovo si intravede all’orizzonte:

  • Nessuno parla nemmeno lontanamente di un eventuale raddoppio del binario da Cesano a Viterbo;
  • I ritardi continuano ad accumularsi giorno dopo giorno;
  • I treni vengono soppressi senza che nessuno avverta o ne conosca il motivo;
  • I controllori non passano praticamente mai per paura di essere apostrofati poco cordialmente o per paura di prenderle;

Le conseguenze? La Braccianese pullula di auto a qualsiasi ora del giorno e della notte, gli incidenti automobilistici ci sono e continueranno a crescere, nessuno ha certezza di quando riuscirà ad arrivare sul posto di lavoro.

Mi chiedo: perché i nostri amministratori ed anche le forze politiche sul territorio non battono su questi temi, vitali per la popolazione?

Ok: parliamo di rifiuti, di discarica, di differenziata; parliamo però anche di lavoro, di viabilità e del suo sviluppo sostenibile! Questa è la vita vera, quella vissuta, e non quella che viene proposta dal nostro Comune sui canali di comunicazione vari: mostre, mostrine, musica, canti, balli, feste, mercatini.

Anche perché, diciamocelo chiaro, si può fare molto per l’intrattenimento e per il turismo; ma se il paese è interconnesso da una sola cavolo di strada ad una corsia, per giunta ridotta a merda, di cosa vogliamo parlare?

Basta con chi si oppone nel 2014 al passaggio della strada ferrata! I tempi del trasporto su cavallo sono finiti! Facciamo arrivare ‘sto cavolo di doppio binario e, con questo, un po’ di civiltà!

Sur sum corda! Un po’ di impegno vero, un po’ di impegno serio!

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Stanno già provando a bruciare Renzi?


PD, Orfini proporrà Renzi premier

Insomma, sembra proprio che la direzione nazionale del PD, o solo i “giovani turchi”, abbiano deciso di bruciare il “giovane” Renzi?

Il compito, per qualunque personalità venga chiamata a governare l’Italia in questo particolare periodo storico, sembra particolarmente arduo. Anzi, per un emergente, quasi un Harakiri politicamente parlando.

Per questo credo che chi nel PD oggi avanzi una candidatura lo faccia più per bruciare il candidato piuttosto che per fare il bene del paese.

Infatti il prossimo PdC dovrà assicurare la governabilità fino a quando tutte le riforme essenziali saranno state traguardate (ma di quali riforme parliamo?). Solo poi si parlerà di elezioni.

Crediamo veramente che Renzi possa fare da trait d’union tra PD, PDL, M5S, varie ed eventuali? Io sono speranzoso ma, se fossi in Matteo, aspetterei prima di “gettarmi della mischia”.

Tra l’uovo oggi o la gallina domani si è scelto di fare una bella frittata?

Che ne pensate?

Mario Monti al Financial Times: “No, Non mi piacerebbe restare premier”. Sì alla patrimoniale ma con metodo


Mario Monti in ParlamentoVisto il tempo rimasto a sua disposizione, mi pare veramente difficile che il Governo Monti riesca anche solo a pensarla una patrimoniale; poi alle condizioni descritte nell’articolo mi sembra proprio impossibile.
Comunque sarebbe un segnale davvero forte di discontinuità  con le vecchie politiche fiscali.
Secondo me il vero problema dei nostri “regnanti” è che, purtroppo, anziché puntare sulla lotta senza quartiere all’evasione fiscale cercano di puntare su altre leve fiscali ben più pesanti.
Speriamo che gli Italiani, anche al solo pensare alla possibilità  di una patrimoniale, si mettano tanta paura da cominciare a pagare regolarmente le tasse!
Read the Article at HuffingtonPost

I vini sono tutti uguali?


Sideways

Tutti no, ma distinguere “migliori” e “peggiori” è difficile quando non impossibile, spiegano nuovi test (in cui il New Jersey batte la Francia)

Il commerciante di vini britannico Steven Spurrier era convinto, come gran parte degli intenditori, che i vini americani non potessero competere con quelli francesi, considerati da sempre tra i più pregiati al mondo. Per dimostrarlo invitò undici esperti ad assaggiare al buio Bordeaux francesi e Cabernet della California e a giudicarne la bontà in una scala da zero a venti punti. La prova si svolse il 24 maggio del 1976 e il risultato fu sorprendente. I giudici infatti stabilirono che il vino dal sapore migliore era quello di una bottiglia del 1973 proveniente dal vigneto Stag’s Leap di Napa Valley, in California. Alcuni giudici chiesero di ripetere l’assaggio a distanza di qualche tempo sostenendo che i vini francesi non fossero invecchiati al punto giusto, ma i risultati furono gli stessi: dopo lo Stag’s Leap si posizionarono altri tre Cabernet californiani. L’esperimento divenne famoso come il giudizio di Paride – richiamandosi al mito greco in cui il principe troiano Paride dovette scegliere chi fosse la dea più bella tra Atena, Era e Afrodite – e legittimò i vini americani e contribuì alla loro diffusione.

Jonah Lehrer racconta sul New Yorker che l’8 giugno scorso l’Università di Princeton ha realizzato un esperimento simile. Questa volta i giudici erano nove, americani e francesi, e i vini francesi sono stati confrontati con quelli del New Jersey, considerati ordinari e non di grande qualità. Pur non venendo dichiarati i migliori in assoluto, i vini americani – che costano circa il cinque per cento dei loro omologhi francesi – ottennero ottimi punteggi dai giudici e si piazzarono ai primi posti della classifica. Secondo Richard Quandt, uno dei giudici dell’assaggio, il sapore dei vini era “statisticamente indistinguibile”. A partire da questi esperimenti Leherer spiega che definire la bontà di un vino è davvero difficile, anche per gli esperti. Le differenze sensoriali tra diverse bottiglie di vino sono molto lievi e diminuiscono dopo numerosi assaggi, tanto che ci sono pareri spesso discordanti su quale sia il vino con il miglior sapore. Per esempio sia il vino bianco che quello rosso risultati vincitori nel giudizio di Princeton sono stati valutati i peggiori da almeno uno dei giudici.

Secondo Lehrer il contesto – come per esempio l’alto costo di una bottiglia o un’etichetta che ne indica la provenienza da un vigneto prestigioso – gioca un ruolo fondamentale e ingannevole nella percezione del gusto di un vino. La sua tesi è dimostrata da diversi studi. Nel 2001 Frédéric Brochet dell’Università di Bordeaux invitò 57 intenditori ad assaggiare e descrivere un bicchiere di vino bianco e uno rosso. In realtà si trattava dello stesso vino bianco che in un caso era stato dipinto di rosso con un colorante alimentare. Gli esperti però descrissero il vino apparentemente rosso con termini solitamente usati per quel genere di vino. In un altro esperimento Brochet invitò i giudici ad assaggiare un pregiato Bordeaux e un vino da tavola. Si trattava dello stesso vino proveniente da bottiglie diverse ma gli esperti descrissero quello spacciato per pregiato come “amabile”, “legnoso”, “equilibrato” e “rotondo” e l’altro come “debole”, “leggero”, “piatto” e “difettoso”.

Se gli esperti non sono in grado di distinguere i vini pregiati le persone comuni lo sono ancora meno. Lo scorso anno lo psicologo Richard Wiseman chiese a un gruppo di volontari di assaggiare diverse varietà di vino – da quello in cartone allo champagne – e stabilire quella più costosa. I volontari non furono in grado di indovinarlo e il 61 per cento di loro indicò il vino economico come il più caro e di maggior qualità. Lehrer conclude che la maggior parte degli intenditori e delle persone comuni non è in grado di stabilire con accettabile correttezza la bontà del vino e che la nostra percezione è fortemente influenzata dalle nostre aspettative mentali: «Quindi continuate pure a comprare vino del New Jersey – consiglia – Ma se volete garantire ai vostri ospiti il massimo piacere, appiccicate sulla bottiglia un’etichetta francese. Il vino avrà un sapore ancora migliore».

via I vini sono tutti uguali? | Il Post.

Mah… Io sono un po’ scettico.

Tra una bottiglia di Krug millesimato ed un cartone di Tavernello ce ne passa, senza nulla togliere al Tavernello!

Certo ci sono molti vini californiani, cileni, etc. che sono veramente di alto livello e che, forse, sono indistinguibili da un Bordeaux o un Beaujoleaux. Ma la differenza tra un frascati superiore e un barolo si sente, si sente eccome!

L’articolo di Lehrer mi sembra quindi un po’ pretenzioso e provocatorio anche perché le aspettative mentali che possiamo avere sono sicuramente condizionate dall’educazione ai sapori e ai sentori che si acquisiscono con l’esperienza e gli assaggi.

Voi cosa ne pensate?