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Grillo e i metalmeccanici: 9 domande al Movimento 5 Stelle


Beppe GrilloNon so. Non ce l’ho con il M5S. Ma a me sembra che Grillo e i suoi stiano parlando solo del sesso degli angeli: bello parlare di banda larga di politica “diffusa”, di rete, di felicità , di canone rai. Alla fine non ho mai sentito esprimere qualcosa di concreto sui temi scottanti di oggi: economia, politica economica, lavoro. Forse mi sono perso qualcosa?
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Ecco perché il Pd non è un partito di sinistra


Bersani e Di PietroIn Italia esistono tre destre: la destra di Berlusconi, che si traduce nel fare gli interessi di Berlusconi; la destra dei tecnocrati, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più; e poi il Pd, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più. Cosa cambia fra tecnocrati e Pd? Che i tecnocrati lo fanno con naturalezza, nel Pd lo si fa con lo zelo tipico di chi vuole emendarsi dalle colpe passate. In questo caso, aver militato in un partito denominato “comunista”. Il dirigente piddino ha perduto (volutamente, pervicacemente) ogni legame col proprio passato alla fondazione del Pd stesso. Con la scusa di disfarsi dei vecchi simboli – ricordate?, tutto quell’armamentario fatto di bandiere rosse, feste dell’Unità, la dizione “di sinistra”, le sezioni trasformate in circoli e così via – ha consentito a se stesso di fare il salto di qualità: abiura totale in cambio del fedele servizio alla Causa. Cioè levarsi dai coglioni il mondo del lavoro per sposare il mondo dei datori di lavoro. Scusate se è poco.

In ogni spunto e riflessione, il rappresentante medio del Pd (pochissime eccezioni, ma un nome va fatto: Enrico Rossi) riesce a esprimere – e spesso realizzare – posizioni chiaramente “moderate”. Ma furbescamente ammanta tutto ciò con la parolina magica: “riformismo”. Tradotto, lo smantellamento dello Stato sociale. Però graduale. Spacciando per una cosa di sinistra – appunto – la gradualità in questa rincorsa verso un destino considerato ineluttabile. Vedi l’avvincente storia della riforma Fornero (articolo 18).

Si fa un gran parlare di coalizioni, alleanze, liste civiche. Sui programmi, silenzio totale. Siccome destra e sinistra esistono eccome, anche se Beppe Grillo dice di no, un elettore medio di sinistra (non il comandante Marcos) a un eventuale governo progressista chiederebbe: abolirete la legge Biagi? Farete tornare l’articolo 18 così com’era? Inchioderete i Marchionne di questo Paese alle proprie responsabilità? Metterete una patrimoniale vera? Riporterete a casa le truppe in Afghanistan e in Iraq? Garantirete a due persone dello stesso sesso la possibilità di sposarsi? Il testamento biologico sarà finalmente legge?

Chi conosce minimamente il Pd, così com’è composto e guidato oggi, sa che la risposta a queste sette semplicissime domande è “no”. Ecco perché il Pd non è di sinistra. Ed ecco perché continuare a sperare in un ravvedimento di chi lo guida è tempo perso. (Ps: nel Pd una cosa bella c’è. Sono gran parte dei suoi militanti e simpatizzanti, che invece direbbero dei convinti “sì” a quelle sette – banalissime – richieste).

Matteo Pucciarelli

via Pucciarelli: ecco perché il Pd non è un partito di sinistra | AgsCosmoWeb.

Ottimo articolo di Pucciarelli. Io la penso esattamente allo stesso modo:

Nella frase “levarsi dai coglioni il mondo del lavoro per sposare il mondo dei datori di lavoro” ha detto praticamente tutto. Il passaggio è esiziale e mi sembra che il PD sia arrivato al punto di non ritorno; secondo me è ormai “irrifondabile”.

Sarà possibile trovare spazio in Parlamento per una nuova proposta, un nuovo soggetto politico che sappia veramente incarnare i temi e le proposte della sinistra moderata che, de facto, non esiste più?

Se si: quando?

Ma i sindacalisti proprio non ce la fanno a star zitti?


Gianni BarattaEccoci, ci risiamo. I sindacalisti proprio non ce la fanno a starsene zitti!

Eppure ogni volta ci riprovo, ci ripenso e dico “I sindacati sono una cosa buona, ci tutelano, ci aiutano a fare massa critica contro le ingiustizie delle sovrastrutture aziendali”.
Invece proprio no! Oggi apro i giornali e cosa leggo? Le FARNETICANTI dichiarazioni di tal Gianni Baratta, segretario confederale della CISL. (vedi articolo del Manifesto QUI)

Alla dichiarazione della Fornero sulla necessità di armonizzare le norme che riguardano i dipendenti pubblici con quelle ‘riformate’ per i privati (come a dire “se il dipendente pubblico non fa un cazzo dalla mattina la sera potrei utilizzare lo spauracchio del licenziamento come provvedimento disciplinare) il sig. Baratta, in pieno clima economico recessivo, in un momento dove bisognerebbe unire, appianare le differenze sociali, ridurre il carico sul lavoro dipendente senza disparità, cosa si permette di rispondere? “il ministro Fornero interviene di nuovo su cose che non la riguardano. Non è vero quello che dice la Fornero che i lavoratori sono tutti uguali perché tra l’altro chi è dipendente pubblico è vincitore di concorso. C’è il problema dei precari – continua Baratta – ebbene se ne occupasse, così come dei 300 mila e non dei 65 mila esodati. Il pubblico impiego comunque è diverso dal privato ed è più opportuno che decida il Parlamento”.

Fantastico! Cosa cazzo vuol dire?

Perché la Fornero non può auspicare che un dipendente pubblico debba essere equiparato ad ogni altro lavoratore? Cosa vuol dire che deve decidere il parlamento? Baratta probabilmente sa già che nessuno del PD, SEL e IdV si metterebbe a riordinare questa materia, a meno di non voler tentare il suicidio elettorale (i dipendenti statali sono tanti, ma proprio tanti). Quindi un provvedimento di questo tipo non vedrebbe mai la luce.

Allora, poiché io sono un dipendente privato e non sono titolare del mio ruolo in azienda per concorso, ma assunto per selezione, devo essere meno tutelato di un fancazzista cronico?
Siamo all’ammissione sbracata del sistema delle clientele?
Ma in che paese vive ‘sto demente irresponsabile? Lo sa quanti dipendenti statali improduttivi ci sono nella PA? Lo sa che, se il paese va a rotoli, è anche perché in 60 anni di Repubblica il posto statale è stato usato, e viene ancora usato, come ammortizzatore sociale? Lo sa che buona parte dei dipendenti della PA, quando va bene, ha il doppio lavoro? Lo sa che buona parte (e non tutti cmq) usa la malattia come ‘pozzetto’ aggiuntivo per le ferie? Devo continuare con tutti i mezzucci e trucchetti usati per non fare un cazzo dalla mattina alla sera?

Baratta lo sa che nessun dipendente statale è licenziabile nella pratica, anche se viene beccato immerso fino al collo nel barattolo della marmellata, vero?

Perché io, dipendente privato con tanto di laurea e giro d’Italia per 12 anni (al fine di accumulare esperienza e competenze) dovrei essere considerato meno di un vincitore di concorso? Sono forse un cittadino di serie B?

Perché il pubblico impiego non si può proprio toccare? Guardate che bella fine stanno facendo in Grecia dove i livelli del pubblico impiego e della corruzione sono quasi come i nostri…

Ecco: quando i sindacalisti perdono l’occasione di starsene zitti e, invece, sparano cazzate a nastro tanto per legittimare la loro presenza allora mi ricordo perché li ritengo quasi inutili.
A questo punto mi dovrò mettere alla ricerca di una rappresentanza che tuteli solo l’impiego del settore privato e che cerchi finalmente di scardinare tutti i privilegi e la disparità di trattamento con il pubblico impiego.

O, forse, mi devo mettere a fare il sindacalista anche io e cominciare a non fare un cazzo e a parlare a sproposito?