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proviamo a capire qualcosa di più!

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Gli effetti fiscali del Governo Letta: Policy Paper dell’Istituto Bruno Leoni


Il favoloso Governo Letta

Il Governo Letta, si quello dell’inciucio stellare con il PdL per far “contento” Napolitano, conta ormai qualche mese di attività.

L’Istituto Bruno Leoni (IBL) ha stilato un interessantissimo bilancio delle politiche economiche intraprese da questa mirabolante compagine di governo. Proviamo a spulciare al volo i contenuti di questo report ed a capire quali possano essere le conclusioni a cui gli economisti dell’IBL sono arrivati.

La prima cosa da dire è che, purtroppo, non si tratta di considerazioni positive, anzi.

Ricordiamo che il Governo è stato impegnato per più mesi dal PdL stesso, sotto forma di ricatto sulla durata e sulla consistenza del mandato, a disinnescare l’IMU e l’aumento dell’IVA dal 21% al 22% anziché preoccuparsi della disoccupazione emergente, di quella giovanile  e della pressione fiscale ormai insostenibile.

Alla fine pensiamo a Letta come colui che si è dovuto impegnare su tutti questi fronti e non solo sui desiderata della destra; le risposte però non sono state giudicate adeguate e definitive, quindi efficaci sul medio-lungo periodo.

Vediamo perché.

La pletora di disposizioni, leggine, etc. che sono state prodotte portano altra spesa pubblica ma sono state finanziate tagliando qua e la, “decurtando fondi già iscritti a bilancio o formulando una nuova destinazione ai fondi esistenti“. Per esempio, la concessione di incentivi per la disoccupazione giovanile è stata attivata prendendo le risorse già concesse per l’attuazione del piano di coesione sociale.

Diciamo che l’azione di Governo dunque è stata indirizzata verso la creazione di nuova spesa pubblica e a riallocare l’esistente invece che verso la riduzione del carico fiscale con tagli alla spesa.

Secondo l’IBL l’urgenza portata dall’alta pressione fiscale, dalla crisi, e dalla riduzione del potere d’acquisto ha portato il Governo a decidere per queste misure ma ha portato anche a tralasciare gli effetti e la sostenibilità del carico fiscale che emergerà nei prossimi anni proprio per finanziarle: “Sono infatti passate sottotraccia diverse misure gravose per la finanza pubblica, la cui copertura è in parte garantita dall’aumento delle imposte, spesso con effetti permanenti a partire dal prossimo anno“!

Ad una riduzione della pressione fiscale nel 2013 (- 2,9 miliardi euro), dovuta al rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto e della cancellazione della prima rata dell’IMU, dovrebbe seguire un aumento di circa 870 milioni di euro nel 2014 e nel 2015 (senza contare gli effetti dell’aumento dell’aliquota IVA dal 21 al 22%).

Effetti sulla tassazione 2013 2014 2015
Imposta di bollo 98,6 197,2 197,2
Minori sgravi contributivi 250
Detrazioni fiscali per l’edizilia -152 -379,7
Maggiori entrate e minori spese da detrazioni 47,8 44 44
Aumento iva su prodotti editoriali e distributori automatici 150 150
Accisa sui carburanti 75
IVA agenzie di viaggio 2,4 12 12
Robin tax 150 150
Minori tasse su energia -150 -100
Rinvio Tobin Tax -12,85
Minori imposte su turismo nautico -1,2 -2,5 -2,5
Rinvio IVA -1054
Acconto irpef 175,7
Imposta su sigarette elettroniche 117 117
Accise su oli lubrificanti, alcol e tabacchi 83,5 125
Maggiore prelievo fondo garanzia viaggi 0,25 0,25 0,25
Cancellazione prima rata IMU 2396,2
Agevolazioni e esenzioni per immobili-merce, cooperative, ricerca 35,9 79,3 -79,3
Riduzione cedolare secca su canone concordato 12,3 35 -25,8
Taglio a detrazioni su premi assicurativi 458,5 661
2937,7 868,65 869,15
Escluse detrazioni casa 2985,5 976,65 1204,85

La tabella viene direttamente dal paper citato ed è calcolata in milioni di Euro.

Quindi la ripresa economica in Italia (se mai ci sarà) porterà altre lacrime e sangue!

Se ci sarà, come sperato, un aumento del PIL questo verrà automaticamente assorbito da nuova spesa pubblica già contabilizzata oggi.

A questo indirizzo trovate il Policy Paper dell’IBL “Gli effetti fiscali del Governo Letta

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Brusells spinge per ampliare i poteri della BCE


Guido Grossi 99%

Articolo del Financial Times: Brussels pushes for wide ECB powers – FT.com.

Intanto, partiamo da una considerazione sul modo con cui si formano le leggi nell’Unione Europea.

Poche settimane fa il Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione eletto direttamente dai cittadini, ha proposto alla Commissione di rivedere i poteri della BCE, per rafforzare la sua missione di prestatrice di ultima istanza. Una banca centrale che si rispetti dovrebbe assolutamente avere queste competenze. Lo fa la FED in America, lo fa la Boj in Giappone, lo fa Boe in GB e, guarda caso, quei paesi riescono tranquillamente a finanziare il loro debito pubblico a tassi bassissimi.

Ma la Commissione Europea non ha concesso al Parlamento il permesso di discutere la riforma. Stupiti? ebbene si: il Parlamento non ha il diritto di discutere una nuova legge (salvo alcune materie marginali) se non viene concesso dalla Commissione. La Commissione, ricordiamo, è un organo i cui membri sono nominati dai governi nazionali, salvo il Presidente, nominato dal Parlamento.

Invece di dare corso alla proposta intelligente del Parlamento, la Commissione lavora su un altro progetto, quello descritto nell’articolo del FT: rafforzare il potere centrale della BCE sul controllo del sistema bancario europeo. Questa sua proposta, per diventare legge, avrà bisogno dell’approvazione… del Parlamento.. viene da pensare. Ebbene no. L’approvazione viene dai capi di governo dei paesi membri.

Le leggi nell’Unione Europea le fa l’esecutivo, senza che il Parlamento possa intervenire. Strano, no?
E pensiamo bene che con le “cessioni” di sovranità fatte in maniera non trasparente e sostanzialmente illegittima dai nostri rappresentanti.. le leggi dell’Unione sono poste al di sopra delle leggi nazionali. Persino delle norme della nostra Costituzione della Repubblica.

Le norme emanate dall’esecutivo europeo prevalgono sulla nostra Costituzione !

Ma entriamo ora nel merito. La funzione di controllo ed il potere di salvataggio e ristrutturazione di una banca è importante. Questa competenza viene trasferita, secondo la proposta della Commissione, interamente alla BCE (mentre qualcuno auspica un intervento persino del FMI..ma che centra??). Ora, salvare una banca è importante, perché la banca contiene i risparmi dei cittadini, che vanno giustamente salvaguardati. Inoltre la banca svolge la funzione di finanziare l’economia reale.

Ma, se una banca perde i suoi soldi perché sbaglia sistematicamente investimenti; se troppi di questi investimenti vengono fatti sui mercati finanziari, rischiosi, oscuri persino per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori (parlo per esperienza personale) anziché nell’economia reale; ci vogliamo domandare perché deve essere salvata. Salvata con fondi pubblici ?

L’esperienza insegna che neppure i manager vengono sostituiti, in queste occasioni. Al massimo vengono spostati in un’altra banca ..

Se la BCE vuole fare qualcosa di buono, dovrebbe lasciar fallire le banche che non sono state capaci di fare un buon lavoro. Usare il fondi di garanzia per risarcire i depositanti. Usare moneta creata ad hoc da lei stessa per coprire l’eventuale ammanco. In fondo, l’ammanco è una distruzione di base monetaria. immetterne di fresca servirebbe solo a ripristinare un sano equilibrio. Servirebbe anche a far emergere quelle istituzioni che lavorano meglio.. che non commettono errori quando decidono come investire i soldi dei depositanti.

Ma non ci pensano proprio a fare una cosa del genere. Non è l’interesse pubblico che hanno a cuore.

Anche nel campo del credito commerciale, i regolamenti approvati dalla BCE, anziché salvaguardare il sistema, hanno spinto le banche ad abbassare la guardia e la professionalità delle persone addette alla valutazione del merito creditizio. NOn è un caso che tanti prestiti risultano fatti alle aziende o alle persone sbagliate. Una volta quello che contava era la conoscenza personale. La banca prestava soldi alle aziende perché le conosceva personalmente in maniera approfondita. Una conoscenza basata sulle persone. I nuovi metodi si basano sulla presunta scientificità di modelli matematico/statistici. Si buttano un po’ di dati nel computer.. e si vede se una azienda o un privato cittadino è meritevole di ricevere un prestito. NON può funzionare. La realtà e troppo complessa per essere rappresentata – con sufficiente sicurezza scientifica – in un computer. La filosofia di questi sistemi si basa sulla constatazione che un certo numero di prestiti fatti ad aziende con certe caratteristiche non sarà restituito. Non è che si corre ai ripari. Si ripartisce il rischio. Si evita la concentrazione.. e si va avanti.

La filosofia di questi sitemi, in realtà, favorisce l’espansione del credito.. e chiude un occhio sui rischi.

Basta osservare quello che viene tollerato sui derivati e sui mercati finanziari. Scommessa allo stato puro. Anzi, peggio: siamo nel campo della truffa.

Eppure, gli stessi regolamenti rendono estremamente più conveniente per le banche investire sui mercati finanziari anziché nell’economia reale. Investire nei derivati richiede alle banche una disponibilità di capitale minore che non investire nell’economia reale !

Queste le scelte imposte dai nostri “regolatori”.

Allora, se le banche hanno perso la capacità di valutare correttamente il merito creditizio, e vengono stimolate a scommettere sui mercati finanziari piuttosto che nell’economia reale, domandiamoci perché devono essere salvate con enormi quantità di risorse pubbliche?

E perché dovrebbe essere proprio la BCE a decidere se farlo. La stessa che favorisce quei regolamenti che le spingono a sbagliare?

Vogliamo per cortesia mettere il naso dentro questa BCE e dentro questa Commissione e dentro i Governi per capire bene se queste persone stanno tutelando gli interessi dei cittadini europei, oppure se stanno facendo esclusivamente il gioco della speculazione, che è l’unica che ci guadagna dall’espansione non controllata del credito e dall’afflusso costante di risorse sui mercati finanziari ?

Non siamo in buone mani.

Invece di risolvere alla radice i problemi, fanno di tutto per alimentarli: ne traggono benefici personali. Perché il mondo della finanza è in grado di essere molto riconoscente nei confronti di chi asseconda i propri interessi.

La BCE ha già erogato 1000 miliardi di euro per sostenere questo sistema bancario privato, sapendo perfettamente che quelle risorse sarebbero finite sui mercati finanziari e non nell’economia reale.

Ora si vogliono stanziare 500 miliardi di euro direttamente per salvare le banche europee in difficoltà (cioè le banche che hanno sbagliato investimenti) dandone il potere alla BCE ed escludendo accuratamente ogni autorità nazionale.. coinvolgendo il FMI (controllato dagli USA..)

Con 100 miliardi si da un buon lavoro a 5 milioni di persone…

Ma non ci sono risorse per queste cose.. ci vogliono far credere

Questi signori che giocano con le nostre vite devono essere inchiodate alla responsabilità delle scelte scellerate che ci impongono (impongono dietro ricatto). Si nascondono dietro il paravento di una finta competenza tecnica: scelgono, politicamente, di mandarci in rovina, e lo fanno esclusivamente per incrementare le proprie ricchezze e il proprio potere.

Troppe persone per bene, colte, istruite, dotate di capacità critica, sperano ancora che questi “tecnici” ci salveranno.

A tanto è arrivata la manipolazione delle informazioni.

Svegliamoci, incontriamoci, parliamone. Non siamo più cittadini sovrani, siamo sudditi. Abbiamo la responsabilità di prendere coscienza del nostro stato di sudditanza e di ribellarci.

Prima che sia troppo tardi.
di Guido Grossi

Come non condividere, anche se non “in toto”, la parte sulle continue e scellerate scommesse finanziarie fatte continuamente sulla nostra pelle e incentivate dall’establishment europeo? Non ne capisco sinceramente il senso.

Eppure, con un po’ di buon senso, basterebbe così poco per ripristinare la cara vecchia separazione tra banche commerciali e banche d’investimento…

Citando un odiato e chiacchierato uomo politoco: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”!

Il primato dell’economia reale sui mercati finanziari


Guido Grossi 99%Siamo proprio sicuri che il crollo dei mercati finanziari comporti necessariamente il crollo dell’economia reale?

è quello che ci dicono con gran convinzione tutti.. i signori della finanza!

e che ripetono con gran convinzione i telegiornali a tutte le ore. Le prime notizie di tutti i TG non riguardano forse l’andamento dei mercati finanziari ? come fossero per noi la cosa più importante…

Però non ce lo hanno mai spiegato il meccanismo che dovrebbe portarci alla rovina… esattamente come i sacerdoti delle antiche religioni non spiegavano i meccanismi in base ai quali, se non si facevano sacrifici agli dei, sarebbero arrivate catastrofi tremende

Io credo che non siamo molto lontani, da quella situazione.
Dovremmo sforzarci di provare ad aprire gli occhi.

La finanza non produce ricchezza ma opera una “distrazione” di risorse dall’economia reale: è un parassita.

Nasce come servizio all’economia.. si è trasformata in alternativa: luogo dove i capitali acquisiscono il potere magico di moltiplicarsi. A guardare bene ci troviamo in una situazione in cui il gatto e la volpe ci promettono che se mettiamo i nostri zecchini d’oro sotto terra.. fra qualche mese nasce l’albero degli zecchini d’oro.

Continuare ad investire in bolle speculative senza fondamento razionale, è poi così diverso?

Il mondo occidentale ha smesso di produrre beni reali e servizi utili, perché… ha abboccato alla favola degli zecchini d’oro… si è convertito alla religione dei mercati finanziari, e crede ai dogmi che ci vengono proposti dai suoi sacerdoti:

rendere competitivo il sistema produttivo è il modo migliore per crescere (anche se la competizione impone di tagliare i costi, compreso il lavoro e la qualità dei prodotti…): questo ci chiedono i mercati. Questo ci richiedono, insistentemente, i loro sacerdoti: la BCE, il FMI, le Agenzie di Rating…

Le cose non vanno perché siamo spreconi e inefficienti: bisogna fare “le riforme strutturali” (ma le riforme strutturali, quando arrivano, ci fanno stare peggio: più tasse, meno servizi, licenziamenti più facili, privatizzazioni, svendita di patrimonio pubblico e cessioni di sovranità.. questo è il pacchetto delle riforme strutturali che viene imposto a tutti quelli che devono essere “curati”: una cura da cavallo che favorisce pari pari gli interessi del grande capitale internazionale, che avrà a disposizione grandi affari e una massa di lavoratori sempre più disponibili ad essere sfruttati… mentre manda in recessione le economie “curate”, con la promessa, di pinocchio, che attraverso la cura un domani, imprecisato, tornerà la crescita… la mitica crescita che ci renderà di nuovo felici)

lasciar fare i mercati finanziari è il modo migliore per allocare le risorse (anche se è sempre più evidente che le risorse si concentrano nelle mani di un numero sempre più ristretto di multinazionali, assieme ad un potere di condizionamento delle società che non è mai stato così forte… e violento)

la crescita del PIL è l’unico modo per rendere felici le società (ma come la misuriamo la nostra felicità ? Nel PIL c’è la distruzione dell’ambiente.. c’è la produzione di armi di distruzione di massa… non c’è alcuna misura dei costi sociali)

Non è giunto il momento di dire che queste cose che ci raccontano, e che tv e giornali continuano a ripetere con la stessa acritica convinzione di sempre, non convincono più ?

Non è forse il momento di dire che la finanza non è il presupposto della crescita dell’economia e tanto meno della nostra felicità… ma è il sistema che consente ad un gruppo ristretto di grandi banche d’investimento internazionale che di fatto controllano tutti i mercati finanziari di dirottare le risorse sempre e solo dove preferiscono loro… sostanzialmente distraendole dalle tasche dei polli che credono alle favole.. per finire nelle tasche dei furbi amici che favoriscono il sistema ?

Apriamo gli occhi: le bolle speculative devono sgonfiarsi.. l’illusione che i nostri sacrifici servano a salvare l’economia reale è pericolosissima. L’economia reale viene ammazzata sistematicamente da quell’idrovora: 1000 miliardi dati alle banche.. tutti finiti sui mercati finanziari.. neanche le gocce al sistema produttivo !

con mille miliardi di euro si può finanziare un piano di investimenti che da lavoro a tutti i giovani disoccupati in europa: tutti ! Si può scegliere di far sparire la disoccupazione giovanile in tutto il continente, avviando la creazione di benessere reale, in un circolo virtuoso: manca la volontà politica!

ma a noi ci dicono che è meglio coprire le perdite del sistema bancario.. senza fare nulla, peraltro, per evitare che continuino a generarne. Non è forse evidente che i politici sono diventati fedeli servitori della religione dei mercati ? Talmente squallidi che hanno persino rinunciato al loro potere di gestire l’economia: hanno ceduto le leve del comando direttamente ad organismi economici privati. Infatti è la BCE, il FMI a dettarci l’elenco delle cose da fare. Ed i politici si sono affrettati, in gran silenzio, a firmare leggi che consegnano in quelle mani tutto il potere di decidere: hanno svenduto la nostra sovranità!

Il crollo dei mercati finanziari, accompagnato da misure banali di sostegno agli investimenti produttivi, è in realtà l’unica nostra speranza di salvezza.

Va perseguito, non ostacolato. Perseguito e gestito.

Per salvare l’economia reale, dobbiamo uccidere la finanza. E, con essa, lo strapotere di questi signori che con la loro religione ci hanno stregato.. e vorrebbero ora spremerci come limoni, con l’unico scopo di trasformare la loro ricchezza di carta, inesistente, nei nostri beni reali. Quello è il motivo della recessione indotta: costringerci a svendere il patrimonio pubblico e le nostre ricchezze private !

Questi sacerdoti ed i loro servi fedeli devono andare a casa, e fare spazio ad una società civile che voglia riscoprire valori più consoni alla nostra esigenza di una società equilibrata, libera di perseguire un benessere che non ha nulla a che fare con gli zecchini d’oro.

Una società dove l’informazione non è asservita agli interessi delle classi dominanti e del potere, ma è strumento di emancipazione e crescita sociale dei cittadini, desiderosi e disposti ad assumersi la responsabilità di partecipare in prima persone alle scelte che riguardano la gestione della cosa comune.

Non possiamo restare a guardare: dobbiamo scendere in campo, tutti.

Guido Grossi

 

P.S.

separare la funzione del credito commerciale dalle banche di investimento è una misura che nella storia economica è già stata presa.. ultimamente in seguito alla grande depressione del ’29

oggi ci chiedono miliardi per salvare le banche, lasciandoci credere che quei soldi siano necessari a rilanciare l’economia reale.. ma la realtà è che quei soldi continueranno a sostenere bolle speculative. I regolamenti stessi spingono le banche a trovare più conveniente giocare con i derivati, piuttosto che prestare soldi ad aziende e famiglie. Regolamenti scritti da coloro che dovrebbero controllare il sistema :((

La funzione del credito commerciale è indispensabile ad una economia sana. E il sistema bancario commerciale dovrebbe dedicare tutte le proprie energie e competenze a fare quel mestiere. Esattamente il contrario di quanto avviene oggi.

Dopo aver separato finanza da credito commerciale, si deve intervenire a regolamentare l’attività finanziaria, a partire dai derivati. La funzione positiva per i quali sono nati oramai (strumenti di gestione del rischio) oramai è stata abbandonata da tempo: si sono trasformati in strumenti per truffare i polli. Vanno vietati. punto e basta.

E così si sgonfiano le bolle speculative.

E così ritorna possibile riportare attenzione e risorse sui mercati reali, nella produzione, negli investimenti reali: é li che si crea ricchezza e benessere, con il sudore della fronte.

Gli stessi soldi, montagne di soldi che oggi vengono impiegati per sostenere artificiosamente i valori assurdi sui mercati finanziari, devono essere investiti nell’economia reale.

Non ci possono dire che non ci sono risorse: è falso.

Lascia fallire le banche che hanno sbagliato, usa le risorse della banca centrale per risarcire i depositanti, e i 1000 miliardi dati alle banche possono essere utilizzati per investire nell’economia reale, a finanziare un grande piano di piccole opere, in settori ad alta intensità di lavoro ed elevata utilità sociale

qualche esempio: produzione diffusa di energie alternative, valorizzazione beni culturali, ricerca applicata, ricerca di base, avvio di processi standardizzati per il riciclo dei rifiuti urbani, messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare nelle aree a rischio, messa in sicurezza idrogeologica del territorio, riconversione della produzione agricola, degli allevamenti e del settore agroalimentare, de industrializzandola e riportandola ad un più sano equilibrio, per l’ambiente e per la nostra salute..

Tutto si può fare: solo questione di volontà politica

Abbiamo 2 miliardi di Euro di debiti. Qualche proposta


Vita da statale, quanti lavorano nel pubblico in Italia?Come già postato qui, mentre il debito pubblico italiano ammonta a circa 2 trilioni di Euro, il nostro settore finanziario è accreditato di risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro.

Per tornare a “respirare” dovremmo fare principalmente 2 cose:

1) pagare gli interessi correnti

2) ridurre la percentuale di debito sul PIL
Riguardo al punto 1 mi viene spontaneo pensare: perché non tassiamo i patrimoni? Potremo risolvere 2 problemi: quello dell’evasione fiscale e quello del saldo degli interessi sul debito.
Per il punto 2, perché non obblighiamo i detentori di patrimoni a sottoscrivere il debito italiano a medio termine (vedi proposta di Italian default: il fallimento di una classe dirigente)?

In questo modo non saremmo più obbligati verso banche e fondi ma solo verso “noi stessi”. L’andamento dei tassi non sarebbe strettamente dipendente dalle ondate speculative, ma fissato da una authority.

Risolto anche questo problema bisognerà anche affrontare quello delle perdite endemiche delle nostre banche: torniamo alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari e basta sostegni! Sono delle S.p.A.: che trovino le risorse sul mercato, altrimenti che falliscano.

In ultimo, ma non ultimo, dobbiamo perseguire anche una politica seria di riduzione della spesa se non vogliamo che il debito rimanga ai livelli attuali.

Facciamo una piccola considerazione: in italia ci sono circa 3,3 milioni di dipendenti statali su una popolazione attiva di circa 24,3 milioni di persone. Quindi circa il 13% dei lavoratori in Italia è alle dipendenze dello stato; questi costano circa 170 miliardi di Euro all’anno.
Non si potrebbe pensare di economizzare su questa voce omogeneizzando il contratto del pubblico impiego con quello del privato? Ad esempio vincolando parte della retribuzione alla produttività? Introducendo la mobilità? Evitando il turn over in molte amministrazioni?

Io non ci trovo nulla di scandaloso, anzi! Guardando la cosa da un’altra angolazione mi viene da chiedere: perché io dipendente del settore privato dovrei essere discriminato?

Credo che il lavoro statale, utilizzato per decenni come ammortizzatore sociale in molte regioni, possa conquistare in questo modo una nuova dignità ed essere veramente produttivo, rispettato e rispettabile.

Gli italiani devono crescere e darsi una mossa oppure finiremo veramente come i greci. Per questo bisogna, oltre che fare sacrifici, anche cambiare mentalità, modo di vivere. Solo così riusciremo a “risorgere” e a renderci veramente indipendenti dalla finanza e dalla speculazione.

Banchieri centrali uniti sulla rottura dell’Euro


Financial Times Logo“At least one country will leave the eurozone in the next five years, according to a survey of central bank reserve managers who collectively control more than $8,000bn.

The results of the poll, conducted by UBS, highlight the concern among some of the world’s top central bank officials ahead of the Greek election this weekend that is widely seen as a pivotal moment for the future of the single currency.”[CUT]

via Central bankers brace for euro break-up – FT.com By Jack Farchy

Almeno un paese lascerà la zona Euro entro i prossimi 5 anni, secondo un sondaggio dei gestori di riserve delle banche centrali che controllano complessivamente più di 8.000 miliaridi di dollari.
I risultati di questo sondaggio condotto da UBS evidenziano la forte preoccupazione di alcuni alti funzionari provenienti dal mondo delle banche centrali e sono stati pesati in base al risparmi gestito da ogni singolo istituto.
I banchieri centrali ed i gestori di fondi hanno detto che la rottura dell’area Euro è attualmente il rischio più elevato per tutta l’economia globale, e lo sarà per i prossimi 12 mesi.
Le loro idee sono in contrasto netto con i tentativi di alcune banche centrali di rafforzare la fiducia nella moneta unica. Ma questi gestori, le loro riserve e le loro decisioni su come allocare le loro risorse hanno un’influenza molto significativa sui mercati dei cambi.
La prospettiva di una rottura dell’area Euro ha innervosito gli investitori di tutti i tipi negli ultimi mesi, provocando una forte spinta alla vendita di azioni europee, un salto dei rendimenti obbligazionari dei governi periferici della zona Euro e uno scivolone della moneta unica.
All’incertezza sul futuro della Grecia -che si paleserà sempre di più con le cruciali elezioni di questo fine settimana- si è andata a sommare la crisi bancaria spagnola e tutto questo sta minando la fiducia degli investitori che stanno spingendo per una diversificazione dei portafogli lontano dalla zona Euro.
La banca nazionale svizzera ha rivelato il mese scorso di aver raddoppiato la sua dotazione in sterline nel primo trimestre, avendo ridotto consequenzialmente l’esposizione in Euro. Gli analisti e gli operatori ci dicono che, ovviamente, i gestori di riserve hanno fatto lo stesso.
La cautela dei gestori di riserve sul futuro dell’Euro è stato confermato nelle loro previsioni: si prevede che entro la fine dell’anno l’Euro sarà negoziato tra 1,15 e 1,25 dollari, rispetto all’attuale livello di 1,26 dollari.
Addirittura una piccola minoranza sostiene che l’Euro non esisterà più entro la fine dell’anno.
In contrasto con tutto questo, le banche centrali ed i fondi sovrani (SWF) sono più propensi per una tendenza al rialzo delle quotazioni dell’oro: si prevede che il metallo prezioso, insieme al debito dei mercati emergenti, sarà l’asset maggiormente performante da qui alla fine dell’anno.
Il prezzo dell’oro è rimasto fermo quest’anno fino ad ora poiché gli investitori diffidano della sua capacità di agire come bene rifugio in tempi di crisi; comunque giovedì è stato scambiato a 1.620,70$/oncia, in crescita del 3,5% rispetto all’inizio del 2012.

Insomma, ce n’è di che preoccuparsi: le istituzioni bancarie sovrane europee si preoccupano di salvare l’Euro, i loro funzionari e gestori, al contrario, NO!

Il nostro debito cresce continuamente, la spesa non si riduce. Tutto ciò che incameriamo come riduzione della spesa o da maggiori entrate fiscali (siamo in recessione, non si parla di aumenti delle entrate derivanti da un aumento del PIL  ma solo di un aumento derivante dal maggior carico) lo utilizziamo per foraggiare la finanza e la burocrazia.

La prospettiva è che domani nessuno comprerà il nostro debito, andremo in default tecnico, nessuno ci darà nulla, diverremo poveri ed i nostri banchieri avranno incamerato, insieme ai gestori di fondi, un’immensa ricchezza.

Secondo me, dovremmo fare tutti un bel passo indietro: far uscire le nostre banche commerciali dalla finanza e farle ritornare ad essere uno strumento di finanziamento delle imprese e delle famiglie. Far uscire dal circuito le banche non virtuose: facciamole fallire e, con loro, i loro banchieri.Togliere ogni tipo di supporto economico alle banche d’affari.

Però, se vogliamo salvare l’Euro e l’Unione, dobbiamo farlo tutti, non solo l’Italia.

Tv, Europa condanna Italia a pagare 10 milioni di euro all’emittente Europa 7


Logo Italia7MILANO – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non avere concesso per 10 anni le frequenze all’emittente televisiva Europa 7 di Francescantonio Di Stefano. La Corte ha riconosciuto all’imprenditore 10 milioni di euro per danni materiali e morali contro una richiesta di due miliardi di euro

CHIESTI DUE MILIARDI – Con la sentenza i giudici hanno stabilito che nel negare le frequenze a Europa 7 le autorità italiane hanno violato il diritto alla protezione della proprietà privata e quindi causato un danno economico all’emittente. Il proprietario di Europa 7, Francescantonio Di Stefano aveva chiesto più di due miliardi di euro, ma durante l’udienza pubblica che ha avuto luogo lo scorso ottobre i difensori dello Stato italiano hanno sottolineato che Di Stefano è stato già risarcito nel 2009, quando il Consiglio di Stato gli ha riconosciuto una compensazione di un milione di euro. Oltre alla questione strettamente economica, i giudici dovranno stabilire tra l’altro se le scelte del governo siano state dovute a reali impedimenti tecnici, oppure, come sostenuto da Di Stefano, da motivazioni politiche.

via Tv, Europa condanna Italia a pagare 10 milioni di euro all’emittente Europa 7 – Corriere.it.

Ma vi sembra corretto che lo Stato, quindi NOI CONTRIBUENTI si debba pagare per 10 anni di occupazione abusiva di frequenze PUBBLICHE da parte delle aziende del Presidente del Consiglio allora in carica?

Se fossi in Monti promuoverei IMMEDIATAMENTE la richiesta di un’azione risarcitoria contro Mediaset e mi metterei a lavorare su un provvedimento serio che argini finalmente il conflitto di interessi. Questi provvedimenti già da soli dovrebbero migliorare strutturalmente la pluralità dell’informazione in Italia ed arginerebbero in parte anche il danno inflitto dal Parlamento a noi cittadini nei giorni scorsi con l’elezione dei commissari dell’AGCOM (vedi mio articolo di ieri).

Il bello è che tutto questo non è nemmeno lontanamente nell’agenda del Governo!