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proviamo a capire qualcosa di più!

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Personalissima analisi della campagna elettorale


schieramenti politiche 2013

Che campagna elettorale di merda stiamo “subendo” in questo periodo?

Tutti i programmi letti in questi 2 mesi parlano di: fare questo, fare quell’altro, pagare di meno, spendere di più per questo e quello.

Ma gli italiani lo sanno a quanto ammonta il nostro debito? Lo sanno che forse si renderà necessaria un’altra manovra per pagarne gli interessi? Lo sanno che a luglio aumenterà l’IVA di un altro punto percentuale, come già programmato? Evidentemente no.

E invece stiamo qui a parlare di riduzione dell’IRAP, di abolizione dell’IMU sulla prima casa.

Ma dove li dovrebbe prendere i soldi lo Stato? Dalla riduzione dei parlamentari? ma per favore!

Quanto ci piace farci prendere per il culo! Guardate bene tra le pieghe di quello che leggete, fatelo per voi.

Quando qualcuno vi dice che farà qualcosa a titolo oneroso chiedetegli anche dove troverà le risorse per farlo!

Lo sapete che il programma del PDL, per esempio, costa qualcosa come 60 miliardi di Euro? Quello del PD circa 12 miliardi e quello di Monti circa 30 miliardi? No? MALE!

 Quello di Grillo nemmeno lo prendo in considerazione perché a livello di politica economica sembra solo una lista di belle intenzioni e non dice un cazzo di pratico.

Se volete continuare a vivere in un paese con una speranza futura, preoccupatevi di votare chi vi dirà che non ridurrà subito le tasse, scemi di guerra!

Votate chi vi dirà che, piuttosto, nel medio termine farà le grandi riforme a costo zero che frenano l’economia reale ed il lavoro:

  • riforma della giustizia;
  • riforma dell’apparato burocratico;
  • separazione delle banche di affari dalle banche commerciali;
  • riduzione del debito.

Qualcuno ne parla? Mi sa di no…

Ebbene queste sono le riforme che frenano gli investimenti, che frenano la ripartenza dell’economia, l’export (nostra unica salvezza visto che la domanda interna è e sarà a livelli da seconda guerra mondiale ancora per molto) e la creazione di posti di lavoro.

Svegliatevi vecchi sonnecchiatori che guardate questi politici in TV e nelle piazze!  

SPEGNETE LA TV E NON IL CERVELLO!

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Debito pubblico e crescita economica: una relazione tutta da verificare


Andrea F Presbitero

Andrea F Presbitero
Assistant Professor, Department of Economics, Università Politecnica delle Marche

È stato recentemente pubblicato su VoxEu.org un rilevante articolo del professore Andrea Presbitero (docente di Politica Economica della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche) con il professor Ugo Panizza (direttore dell’unità di ricerca sul debito e la finanza dell’UNCTAD e docente di Econometria ed economia dello sviluppo al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra), dal titolo “Il debito pubblico interagisce negativamente con la crescita economica?”.

L’importanza del contributo dei due studiosi risiede nell’analisi che essi conducono dei dati della crisi attuale per verificare se esista o no un nesso di causa/effetto tra debito pubblico e crescita economica in un campione di paesi industrializzati.
Verificare se elevati livelli di debito pubblico generino un effetto negativo sulla crescita economica è una questione di politica economica particolarmente rilevante. Ora, una risposta affermativa implicherebbe che, sebbene efficaci nel breve periodo, politiche fiscali espansive che fanno aumentare il rapporto debito/Pil potrebbero rallentare la crescita di lungo periodo, annullando parzialmente o completamente l’effetto positivo dello stimolo fiscale.
La maggior parte dei policy-makers sembra ritenere che il debito riduca la crescita economica. Si tratta di un’opinione in linea con i risultati di una fiorente letteratura empirica che mostra l’esistenza di una correlazione negativa tra debito pubblico e crescita economica. Tuttavia, correlazione non implica causalità. Il legame tra debito e crescita potrebbe scaturire dal fatto che è la ridotta crescita economica a generare elevati livelli di debito pubblico.

In un recente studio, basato su un campione di paesi Ocse, applicando tecniche econometriche che permettono di verificare se esista o no un nesso di causalità tra debito e crescita economica, risulta che non c’è alcuna evidenza statistica a sostegno dell’ipotesi che un elevato debito pubblico possa nuocere alla futura crescita delle economie avanzate. Pertanto, i professori Presbitero e Panizza mettono in guardia dall’usare la relazione tra debito e crescita come uno degli argomenti a favore del consolidamento fiscale.
In sintesi, l’interpretazione dell’evidenza empirica sulla relazione tra debito pubblico e crescita nelle economie avanzate può essere così sintetizzata:

1) molti studi mostrano come il debito sia negativamente correlato con la crescita economica;

2) nessun lavoro dimostra in maniera incontrovertibile che il debito genera un effetto causale sulla crescita;

3) lo studio suggerisce che il nesso di causalità non esiste.
Benché certi della solidità dei loro risultati, i due ricercatori sono consapevoli del fatto che possono apparire controversi. Tuttavia, i primi due punti rimangono indiscutibili. Pertanto, che il debito pubblico abbia un effetto causale negativo sulla crescita economica rimane un fatto ancora da dimostrare.

Da una rilevante ricerca del professor Andrea F. Presbitero con Ugo Panizza