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proviamo a capire qualcosa di più!

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Una sana incazzatura di Alessandro Di Battista M5S


Leggetevi questo estratto dall’intervista di Alessandro di Battista, M5S alla Camera:

Blog di Beppe Grillo – Una sana incazzatura

Alessandro Di Battista (M5S Camera dei Deputati)

Alessandro Di Battista (M5S Camera dei Deputati)

Caro Alessandro,
tu dici: “Noi siamo arrivati qui per provare a cambiare le istituzioni, ma è incredibile come si è incancrenito questo sistema. Vogliamo cambiarlo questo Paese ma le persone che lo manovrano non lo permettono: sono quelle 5 – 6 persone che utilizzano i decreti legge e rendono il Parlamento un’istituzione inutile.”.
Facile sparare queste parole e dire indirettamente “non dipende da noi; noi ce la mettiamo tutta ma non ci fanno fare niente, ecco!  Nghé, nghé, nghé”.

Allora, perdonami, che diavolo vi siete candidati a fare tu e tutti gli altri M5S?

L’occasione per cambiare qualcosa per entrare nelle decisioni “che contano” l’avete avuta. Eccome se l’avete avuta! Avete preso il 25% dei consensi, Grillo ha detto che avete vinto voi; vi hanno offerto l’opportunità di far parte di una coalizione di governo.

Ebbene?

Ebbene avete rifiutato tutto in nome della vostra purezza e durezza. Ma quale purezza? La purezza di chi, in mesi di permanenza in Parlamento, non ha fatto davvero nulla?

Vi sarete anche messi meno in tasca rispetto agli altri parlamentari; ciò non toglie, però, che stiate di fatto scaldando la sedia pure voi come tutti i vostri colleghi. State sprecando i nostri soldi sudati.
Quindi adesso, anziché piangere sotto le gonne della signora maestra e prendervela con il compagnuccio di banco che vi ha fatto lo sgambetto, fate qualcosa!

Fate i compiti, fatelo bene e fatelo presto. E, soprattutto, non rompeteci i coglioni con queste minchiate.
Grazie.

Abbiamo 2 miliardi di Euro di debiti. Qualche proposta


Vita da statale, quanti lavorano nel pubblico in Italia?Come già postato qui, mentre il debito pubblico italiano ammonta a circa 2 trilioni di Euro, il nostro settore finanziario è accreditato di risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro.

Per tornare a “respirare” dovremmo fare principalmente 2 cose:

1) pagare gli interessi correnti

2) ridurre la percentuale di debito sul PIL
Riguardo al punto 1 mi viene spontaneo pensare: perché non tassiamo i patrimoni? Potremo risolvere 2 problemi: quello dell’evasione fiscale e quello del saldo degli interessi sul debito.
Per il punto 2, perché non obblighiamo i detentori di patrimoni a sottoscrivere il debito italiano a medio termine (vedi proposta di Italian default: il fallimento di una classe dirigente)?

In questo modo non saremmo più obbligati verso banche e fondi ma solo verso “noi stessi”. L’andamento dei tassi non sarebbe strettamente dipendente dalle ondate speculative, ma fissato da una authority.

Risolto anche questo problema bisognerà anche affrontare quello delle perdite endemiche delle nostre banche: torniamo alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari e basta sostegni! Sono delle S.p.A.: che trovino le risorse sul mercato, altrimenti che falliscano.

In ultimo, ma non ultimo, dobbiamo perseguire anche una politica seria di riduzione della spesa se non vogliamo che il debito rimanga ai livelli attuali.

Facciamo una piccola considerazione: in italia ci sono circa 3,3 milioni di dipendenti statali su una popolazione attiva di circa 24,3 milioni di persone. Quindi circa il 13% dei lavoratori in Italia è alle dipendenze dello stato; questi costano circa 170 miliardi di Euro all’anno.
Non si potrebbe pensare di economizzare su questa voce omogeneizzando il contratto del pubblico impiego con quello del privato? Ad esempio vincolando parte della retribuzione alla produttività? Introducendo la mobilità? Evitando il turn over in molte amministrazioni?

Io non ci trovo nulla di scandaloso, anzi! Guardando la cosa da un’altra angolazione mi viene da chiedere: perché io dipendente del settore privato dovrei essere discriminato?

Credo che il lavoro statale, utilizzato per decenni come ammortizzatore sociale in molte regioni, possa conquistare in questo modo una nuova dignità ed essere veramente produttivo, rispettato e rispettabile.

Gli italiani devono crescere e darsi una mossa oppure finiremo veramente come i greci. Per questo bisogna, oltre che fare sacrifici, anche cambiare mentalità, modo di vivere. Solo così riusciremo a “risorgere” e a renderci veramente indipendenti dalla finanza e dalla speculazione.

Banchieri centrali uniti sulla rottura dell’Euro


Financial Times Logo“At least one country will leave the eurozone in the next five years, according to a survey of central bank reserve managers who collectively control more than $8,000bn.

The results of the poll, conducted by UBS, highlight the concern among some of the world’s top central bank officials ahead of the Greek election this weekend that is widely seen as a pivotal moment for the future of the single currency.”[CUT]

via Central bankers brace for euro break-up – FT.com By Jack Farchy

Almeno un paese lascerà la zona Euro entro i prossimi 5 anni, secondo un sondaggio dei gestori di riserve delle banche centrali che controllano complessivamente più di 8.000 miliaridi di dollari.
I risultati di questo sondaggio condotto da UBS evidenziano la forte preoccupazione di alcuni alti funzionari provenienti dal mondo delle banche centrali e sono stati pesati in base al risparmi gestito da ogni singolo istituto.
I banchieri centrali ed i gestori di fondi hanno detto che la rottura dell’area Euro è attualmente il rischio più elevato per tutta l’economia globale, e lo sarà per i prossimi 12 mesi.
Le loro idee sono in contrasto netto con i tentativi di alcune banche centrali di rafforzare la fiducia nella moneta unica. Ma questi gestori, le loro riserve e le loro decisioni su come allocare le loro risorse hanno un’influenza molto significativa sui mercati dei cambi.
La prospettiva di una rottura dell’area Euro ha innervosito gli investitori di tutti i tipi negli ultimi mesi, provocando una forte spinta alla vendita di azioni europee, un salto dei rendimenti obbligazionari dei governi periferici della zona Euro e uno scivolone della moneta unica.
All’incertezza sul futuro della Grecia -che si paleserà sempre di più con le cruciali elezioni di questo fine settimana- si è andata a sommare la crisi bancaria spagnola e tutto questo sta minando la fiducia degli investitori che stanno spingendo per una diversificazione dei portafogli lontano dalla zona Euro.
La banca nazionale svizzera ha rivelato il mese scorso di aver raddoppiato la sua dotazione in sterline nel primo trimestre, avendo ridotto consequenzialmente l’esposizione in Euro. Gli analisti e gli operatori ci dicono che, ovviamente, i gestori di riserve hanno fatto lo stesso.
La cautela dei gestori di riserve sul futuro dell’Euro è stato confermato nelle loro previsioni: si prevede che entro la fine dell’anno l’Euro sarà negoziato tra 1,15 e 1,25 dollari, rispetto all’attuale livello di 1,26 dollari.
Addirittura una piccola minoranza sostiene che l’Euro non esisterà più entro la fine dell’anno.
In contrasto con tutto questo, le banche centrali ed i fondi sovrani (SWF) sono più propensi per una tendenza al rialzo delle quotazioni dell’oro: si prevede che il metallo prezioso, insieme al debito dei mercati emergenti, sarà l’asset maggiormente performante da qui alla fine dell’anno.
Il prezzo dell’oro è rimasto fermo quest’anno fino ad ora poiché gli investitori diffidano della sua capacità di agire come bene rifugio in tempi di crisi; comunque giovedì è stato scambiato a 1.620,70$/oncia, in crescita del 3,5% rispetto all’inizio del 2012.

Insomma, ce n’è di che preoccuparsi: le istituzioni bancarie sovrane europee si preoccupano di salvare l’Euro, i loro funzionari e gestori, al contrario, NO!

Il nostro debito cresce continuamente, la spesa non si riduce. Tutto ciò che incameriamo come riduzione della spesa o da maggiori entrate fiscali (siamo in recessione, non si parla di aumenti delle entrate derivanti da un aumento del PIL  ma solo di un aumento derivante dal maggior carico) lo utilizziamo per foraggiare la finanza e la burocrazia.

La prospettiva è che domani nessuno comprerà il nostro debito, andremo in default tecnico, nessuno ci darà nulla, diverremo poveri ed i nostri banchieri avranno incamerato, insieme ai gestori di fondi, un’immensa ricchezza.

Secondo me, dovremmo fare tutti un bel passo indietro: far uscire le nostre banche commerciali dalla finanza e farle ritornare ad essere uno strumento di finanziamento delle imprese e delle famiglie. Far uscire dal circuito le banche non virtuose: facciamole fallire e, con loro, i loro banchieri.Togliere ogni tipo di supporto economico alle banche d’affari.

Però, se vogliamo salvare l’Euro e l’Unione, dobbiamo farlo tutti, non solo l’Italia.

Stanno tagliando l’Italia fuori dal mercato


Certo: con il BTP a 10 anni che veleggia ormai al 6,20% ed in crescita…

Andamento BTP decennaleUn po’ di ottimismo riusciamo comunque a trovarlo nell’articolo di Marc Ostwald sul Financial Times che, contrariamente all’ortodossia che vuole Spanga e Italia legate a doppia mandata nella gestione del debito pubblico, rileva delle belle differenze nella gestione del risparmio e nel rapporto dei mutui sul PIL rispetto agli altri euromembri:

via FT Alphaville » Now they’ve shut Italy off from the markets….

Provo ad abbozzarvi una traduzione, magari grossolana:

“Dobbiamo sottolineare ancora una volta che, mentre il livello dei rendimenti dei BTP sia particolarmente elevato, il rapporto debito/PIL sia al 120% e l’ammontare del debito pubblico sia appena sotto i 2 trilioni di Euro, il settore finanziario ha risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro. Inoltre l’Italia ha anche un rapporto mutui/PIL  sotto il 20% (nei Paesi Bassi questo rapporto è pari al 110% e negli USA è ad un livello quasi patologico).
Quindi l’Italia in questo caso è più simile al Giappone piuttosto che, come vuole il mito popolare, simile a Spagna, Irlanda, Portogallo, per non parlare della Grecia.”

Grazie Mark per la botta di ottimismo.

La situazione non è comunque così rosea:

La finanza è a pezzi, l’economia è in recessione pesante e quindi come lo paghiamo il nostro gigantesco debito? Confischiamo gli 8,4 trilioni di Euro di risparmi e patrimoni?

Inoltre l’Italia, come terza potenza economia europea, si sta facendo carico del piano di salvataggio della Grecia (e della Spagna?)  nonostante la suddetta crisi!!!

Che ci inventiamo ora? Cosa succederà? Attendiamo immobili l’ineluttabile default?

O, forse, è meglio l’usare il termine BANCAROTTA?

Mah! Faccio fatica a decifrare la situazione attuale…

Ci siamo, arriva l’auto ad aria 7000 euro e 100 km con 1 euro


Auto ad aria compressa

(Da Repubblica.it) Tutto pronto: entro la metà del prossimo anno sarà in vendita l’attesissima auto ad aria, una macchina che nel serbatoio ha solo aria compressa, il sogno di tutti in un periodo di caro-carburante. La Motor Development International (MDI), con sede in Lussemburgo, è infatti ormai a un passo dal lancio commerciale e in anteprima a Repubblica.it ha rilasciato tutte le informazioni di dettaglio sul suo progetto (che pubblichiamo integralmente come Pdf 1 – 2 – 3 ). Niente più segreti quindi. Si sa che costerà appena 7000 euro e che il primo modello ad arrivare sarà una city car, seguito poi da una gamma infinita di modelli, dalla berlina da famiglia alla piccola, dalla vetturetta per 14enni al Bus, passando per il veicolo commerciale, il trattore e il container. Non manca nulla, perfino un motore da attaccare a casa ad una presa di corrente per usarlo come generatore in caso di emergenza.

Evidentemente l’accordo stretto con la Tata nel gennaio del 2007 ha dato i suoi frutti e – soprattutto – la spinta giusta per passare dalla teoria alla pratica. “La prima auto ad aria ad arrivare sarà l’AirPod e sarà omologata come quadriciclo leggero “grande”, quello per 16enni.

Poi ci sarà anche una versione baby, per i 14enni, e quindi una macchina vera – spiega lo stesso Cyril Negre, responsabile tecnico dell’auto ad aria della Mdi, il figlio di Guy Negre il fondatore della MDI – la sfida è lanciata”.

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