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Nelle mani “responsabili” di Scilipoti


Domenico ScilipotiLeggi l’articolo di Tommaso Ederoclite sulle ultime “responsabili” dichiarazioni di Domenico Scilipoti

Scilipoti. Ancora Scilipoti. I governi si succedono ma la figura (Quale?) di Scilipoti si infila sempre nelle discussioni anche se totalmente inutile.
Vogliamo ancora parlarne? Io direi di stendere un velo pietoso sulla sua figura.
Lasciamolo da solo alla ricerca di una nuova “casa”.
Tommaso: evviva l’irresponsabilità  se anche Scilipoti si riscopre responsabile.

 

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Pensateci bene prima di schierarvi a destra, a sinistra, al centro, sotto o sopra


Urna Elettorale…qui non si tratta di eleggere un Parlamento “Italiano” che si occupi dell’Italia da dentro, facendo gli affari propri o di alcune classi. Un Parlamento di destra o di sinistra, basato solo su ideologie e non su programmi, su concetti “pratici”.

Basta con i deputati che vanno in TV ad urlare, a parlare del sesso degli angeli. Vogliamo sentire parlare di programmi veri, di economia, di lavoro, di scuola, di cultura.

Si tratta di eleggere il Parlamento che dovrà formare un Governo finalmente autorevole e considerato in Europa!

Siamo uno dei paesi fondatori e Monti ci avrà pur fatto il culo a strisce, ma ha il merito indubbio di aver riportato la nazione all’interno dei palazzi europei. In quelli che contano.

Può piacere o non piacere ma, se prima eravamo soli in Europa in balìa di tutti, ora siamo parte di un asse e, se vogliamo, anche la Germania ed il Deutscher Bundestag si adegueranno alle politiche condivise. Si, proprio la Germania che ha già “fatto shopping” tra le nostre imprese e distretti fino quasi a Firenze (vedi Ducati per esempio).

Vogliamo continuare così? Vogliamo tornare ad essere ghettizzati come la Grecia? Oppure vogliamo contare qualcosa e ragionare insieme alla Francia, alla Spagna e, magari, anche con la Gran Bretagna?

Questa cosa nel passato è stata ben compresa da Ciampi, Prodi e, da ultimo, Monti. Vogliamo abbandonarci dunque a derive populiste? Ai deliri berlusconiani?

Pensateci bene quando sarete soli nell’urna e, solo dopo, votate chi volete.

Ad Maiora.

Si può ridurre la spesa pubblica se da essa deriva il 50% del PIL?


Gian Maria Gros Pietro

L’economista Gian Maria Gros Pietro

Molto interessante lo spunto dato dall’economista Gianmaria Gros Pietro durante l’intervista con Sebastiano Barisoni su Radio24:

Intervista Gros Pietro – Radio24 (mp3)

come faranno i prossimi governanti italiani a risanare i conti se quasi il 50% del PIL italiano è fatto dalla spesa pubblica stessa?

Come a dire: vinceranno sempre le elezioni coloro che comunque permetteranno il perdurare, se non il crescere, della spesa dello Stato?

Per anni questa è stata la tendenza di tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese. Effettivamente poi gli ultimi governi di destra hanno sfruttato ancora di più questa leva per acquistare consenso, quindi la spesa è aumentata a dismisura.

Cosa ci aspetta per i prossimi anni? Un’ottimizzazione? Taglio degli sprechi e dei privilegi? Ancora tagli? E quali saranno i settori maggiormente colpiti?

A volte ritornano…


Quanto ha ragione Tito Boeri… Gli Italiani non se ne rendono conto e continuano a seguire i rappresentanti in Parlamento (che rappresentano però solo gli interessi propri)…

Triskel182

A volte ritornano, a volte non se ne sono mai andati. E’ in corso una gigantesca manipolazione di massa. I partiti che hanno portato il Paese in bancarotta vengono lentamente sostituiti nel pensiero collettivo da un curatore fallimentare. Rigor Montis, lui solo, è diventato il responsabile dell’impoverimento della nazione, della chiusura di ospedali e tribunali di giustizia, di una tassazione folle, degli imprenditori suicidi, dell’IMU, del fallimento delle piccole e media imprese, dell’inflazione che divora i redditi, degli esodati, della disoccupazione, dell’emigrazione delle nuove generazioni ridotte come i loro bisnonni a cercare lavoro in ogni landa della Terra. Allora con una valigia di cartone, oggi con la Samsonite del papà. Questo sfascio non riguarda più chi lo ha causato, i pdiellini e i pdmenoellini. Anzi, i responsabili, i Casini, gli Alfano, i Veltroni, i D’Alema, i Bersani pontificano sulle misure da prendere, fanno osservazioni a Monti, tirano…

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Ecco perché il Pd non è un partito di sinistra


Bersani e Di PietroIn Italia esistono tre destre: la destra di Berlusconi, che si traduce nel fare gli interessi di Berlusconi; la destra dei tecnocrati, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più; e poi il Pd, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più. Cosa cambia fra tecnocrati e Pd? Che i tecnocrati lo fanno con naturalezza, nel Pd lo si fa con lo zelo tipico di chi vuole emendarsi dalle colpe passate. In questo caso, aver militato in un partito denominato “comunista”. Il dirigente piddino ha perduto (volutamente, pervicacemente) ogni legame col proprio passato alla fondazione del Pd stesso. Con la scusa di disfarsi dei vecchi simboli – ricordate?, tutto quell’armamentario fatto di bandiere rosse, feste dell’Unità, la dizione “di sinistra”, le sezioni trasformate in circoli e così via – ha consentito a se stesso di fare il salto di qualità: abiura totale in cambio del fedele servizio alla Causa. Cioè levarsi dai coglioni il mondo del lavoro per sposare il mondo dei datori di lavoro. Scusate se è poco.

In ogni spunto e riflessione, il rappresentante medio del Pd (pochissime eccezioni, ma un nome va fatto: Enrico Rossi) riesce a esprimere – e spesso realizzare – posizioni chiaramente “moderate”. Ma furbescamente ammanta tutto ciò con la parolina magica: “riformismo”. Tradotto, lo smantellamento dello Stato sociale. Però graduale. Spacciando per una cosa di sinistra – appunto – la gradualità in questa rincorsa verso un destino considerato ineluttabile. Vedi l’avvincente storia della riforma Fornero (articolo 18).

Si fa un gran parlare di coalizioni, alleanze, liste civiche. Sui programmi, silenzio totale. Siccome destra e sinistra esistono eccome, anche se Beppe Grillo dice di no, un elettore medio di sinistra (non il comandante Marcos) a un eventuale governo progressista chiederebbe: abolirete la legge Biagi? Farete tornare l’articolo 18 così com’era? Inchioderete i Marchionne di questo Paese alle proprie responsabilità? Metterete una patrimoniale vera? Riporterete a casa le truppe in Afghanistan e in Iraq? Garantirete a due persone dello stesso sesso la possibilità di sposarsi? Il testamento biologico sarà finalmente legge?

Chi conosce minimamente il Pd, così com’è composto e guidato oggi, sa che la risposta a queste sette semplicissime domande è “no”. Ecco perché il Pd non è di sinistra. Ed ecco perché continuare a sperare in un ravvedimento di chi lo guida è tempo perso. (Ps: nel Pd una cosa bella c’è. Sono gran parte dei suoi militanti e simpatizzanti, che invece direbbero dei convinti “sì” a quelle sette – banalissime – richieste).

Matteo Pucciarelli

via Pucciarelli: ecco perché il Pd non è un partito di sinistra | AgsCosmoWeb.

Ottimo articolo di Pucciarelli. Io la penso esattamente allo stesso modo:

Nella frase “levarsi dai coglioni il mondo del lavoro per sposare il mondo dei datori di lavoro” ha detto praticamente tutto. Il passaggio è esiziale e mi sembra che il PD sia arrivato al punto di non ritorno; secondo me è ormai “irrifondabile”.

Sarà possibile trovare spazio in Parlamento per una nuova proposta, un nuovo soggetto politico che sappia veramente incarnare i temi e le proposte della sinistra moderata che, de facto, non esiste più?

Se si: quando?

Che la fine del signor Berlusconi sia veramente arrivata? Io ci credo poco.


Come Gramellini scrive sul suo editoriale nelle pagine de “La Stampa”, BerlusconiBerlusconi dimissioni impossibili si crede una sorta di Eroe Post-moderno al contrario: non indietreggia mai ma, anzi, avanza sempre e comunque come un fiume in piena. E, come un fiume impazzito, scorre sempre e travolge qualsiasi cosa e chiunque cerchi di interrompere il suo scorrere.

Comunque, nonostante tutto, cerchiamo di dare per assodato il passaggio ai ranghi “semplici” dell’attuale PdC.

Ebbene, il mio pensiero non può che rivolgersi verso le alternative possibili. Quali sono queste alternative?

Il voto? Che Dio ci scampi! Nessuno, e dico nessuno, si prenderebbe mai la responsabilità di procedere con le riforme che ci sono state commissionate dall’Europa, dalla BCE, e dai mercati. I nostri parlamentari sono troppo attaccati alle poltrone e quindi non si butteranno mai in iniziative che potrebbero anche minimamente minare il loro consenso elettorale. Eh si, poverini.

Un governo di transizione? Ok. Ma come sarà composto? Un vero “busillis”: continuità con l’attuale parlamento? Altro governo totalmente di centro destra? Un governo allargato? Larghe intese? Emergenza nazionale?

Qualsiasi cosa ma spero si riesca almeno a governare pensando alle riforme; ma anche pensando al ripristino di un clima di coesione sociale almeno accettabile.

Ecco: le riforme, il ripristino di un clima accettabile, il ritorno a quanto di buono era presente nello “status quo ante” governo B.

A questo proposito: l’opposizione in questi mesi, anni, decenni non ha mai parlato di un programma; ha solo recitato un mantra. Un mantra potente quanto sterile ed inutile visto il fatto che B governa da 17 anni.

Signori dell’opposizione, avete un diavolo di programma? Siete in grado di dirci come intendete traghettarci verso la sponda sana della CEE? Pensate di riuscire a trasformarci in un paese civile? Se si, come?

A parte le potenziali alleanze, che in passato si sono rivelate totalmente fallaci, la sinistra parlamentare cosa ci sta dicendo? Un allarmante NULLA!

Ebbene questo mi spaventa anche più del signor B! Ancora non si capisce chi sia il candidato premier; non si capisce con quale legge elettorale questi signori si vogliano presentare; nessuno ha ancora parlato della praticabilità delle misure di austerity gentilmente preparate per noi dalla BCE; non si vede una faccia nuova ed intelligente neanche a pagare.

Ma io chi dovrei votare? Bersani o Bindi a scatola chiusa? il “Ducetto” Grillo con i suoi devoti seguaci (praticamente un altro B)? Ma per favore!

Io voglio un’alternativa seria, visto che, a conti fatti, credo sia improbabile un mio impegno nella politica nazionale ed una mia candidatura almeno per i prossimi 10 anni… 🙂

Ho come l’impressione che la “nuova DC” (Fini, Casini, Rutelli) avrà molto peso nelle prossime consultazioni elettorali.

Nonostante tutto, speriamo che la coscienza civica degli italiani possa finalmente risorgere o, quantomeno, accrescersi anche di poco nella solitudine dell’urna elettorale.

Ad Maiora!