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proviamo a capire qualcosa di più!

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Funerali di Stato, ovvero “del conflitto generazionale”


Massimo Gramellini - La StampaOggi ho letto questo interessante articolo di Massimo Gramellini su La Stampa: Funerali di Stato.

Per vostra conoscenza, lo riporto qui sotto integralmente:

“E’ abbastanza spiacevole questa ostinazione degli anziani nel non volere morire. Sono così evidenti i vantaggi che ne trarrebbe il debito pubblico, finalmente sgravato da spese pensionistiche e sanitarie, per la soddisfazione della Bce, della Trojka e del governo delle giovani marmotte. Va riconosciuto che le istituzioni, per una volta efficienti e coese, stanno facendo di tutto per agevolare la complessa ma necessaria operazione. Dopo avere spremuto di tasse le abitazioni che gli anziani avevano comprato nel corso della vita, ora si accingono a prosciugare l’ultima trincea del loro modesto benessere: la pensione. A questo scopo i bonificatori non esitano a servirsi di un arnese antico e indistruttibile, il populismo, per bollare come immorale un assegno di tremila euro al mese. 

Ai puritani del taglio senza anestesia sfugge però che è anche merito di quelle risorse tanto esecrate se in Italia non è ancora scoppiato un conflitto sociale. Il pensionato «benestante», nuovo bersaglio dell’odio collettivo, è in realtà il banchiere superstite e l’ultimo Welfare a cui attingono le generazioni dei disoccupati e dei sottopagati cronici. Per dirla più brutalmente: i nipoti campano grazie ai soldi che i nonni speravano di lasciare ai figli. Adesso una parte di quel denaro dovrebbe trasferirsi dalle tasche dei pensionati a quelle bucate del Tesoro con la formula ipocrita del contributo di solidarietà. Forse servirà a pagare i funerali: di Stato.”

A me Gramellini piace ma in questo articolo dissento parzialmente da lui.

Come lui, sono contrario al “sequestro” di risorse in maniera indiscriminata a chicchessia per finanziare “solo” la macchina dello stato. Le risorse, in questo momento così difficile, andrebbero usate per finanziare noi stessi ed i nostri consumi; per far “ripartire la macchina” una volta incastrate le giuste riforme in tema economico, gestionale e di giustizia (anche sociale).

Non sono d’accordo con l’affermazione che molti privilegi vadano mantenuti in quanto dovuti a norme e usi pregressi e perché rappresentanti di una sorta di Welfare alternativo. Infatti buona parte del debito accumulato lo dobbiamo anche ai privilegi di una cosiddetta “casta”. Ma questa casta alla fine da chi è formata?
Non cadiamo nel tranello di considerare dei privilegiati solo e solamente i nostri deputati e senatori. Dove vogliamo collocare allora i vari dipendenti super-pagati dei ministeri? Dove i dipendenti dei vari parlamenti regionali (vedi assemblea della Sicilia)? E i dirigenti statali? E gli ufficiali dei vari corpi militari? Dove mettiamo i pensionati che, con pochi (pochissimi) anni di contributi percepiscono assegni faraonici, se comparati con l’andamento dei salari?

Mi spiace ma, se lo Stato va in merda, lo dobbiamo anche a queste scelte scellerate del passato, tipo quella di mandare persone in pensione a meno di 40 anni di età.

Ovviamente questa quota parte di spesa è da considerarsi improduttiva solo “eticamente” perché comunque, a fronte dell’erogazione degli stipendi, lo Stato percepisce gli introiti portati dall’IRPEF e produce consumi.  Ciò non toglie, però, che dobbiamo anche “chiudere il portafogli” oppure il debito non scenderà mai, nemmeno di una lira, e la spesa per interessi passivi continuerà a crescere di anno in anno (siamo a circa 40 miliardi di Euro di spesa veramente improduttiva).

Smettiamola di considerare quindi le pensioni d’oro e gli stipendi statali come una forma di Welfare indiretto: se lo Stato deve tirare la cinghia, lo deve fare in ogni suo ambiente. Non si può pedissequamente aumentare la pressione fiscale anno dopo anno e far ricorso a mezzucci, tipo aumenti delle tariffe, dei bolli, delle accise solo per finanziare la faraonica spesa pubblica (stipendi fuori parametro, pensioni d’oro, mantenimento di strutture inutili, finanziamento di enti privati come la CEI, vendita di immobili non utilizzati). Per mantenere i privilegi e lo status quo stiamo dilapidando ogni singola risorsa anche futura che, invece, dovremmo dedicare ai nostri figli. Pensiamoci.

E ora di fare scelte coraggiose e impopolari altrimenti qui si muore TUTTI, fermo restando il principio della difesa dei più deboli e svantaggiati.

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Brusells spinge per ampliare i poteri della BCE


Guido Grossi 99%

Articolo del Financial Times: Brussels pushes for wide ECB powers – FT.com.

Intanto, partiamo da una considerazione sul modo con cui si formano le leggi nell’Unione Europea.

Poche settimane fa il Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione eletto direttamente dai cittadini, ha proposto alla Commissione di rivedere i poteri della BCE, per rafforzare la sua missione di prestatrice di ultima istanza. Una banca centrale che si rispetti dovrebbe assolutamente avere queste competenze. Lo fa la FED in America, lo fa la Boj in Giappone, lo fa Boe in GB e, guarda caso, quei paesi riescono tranquillamente a finanziare il loro debito pubblico a tassi bassissimi.

Ma la Commissione Europea non ha concesso al Parlamento il permesso di discutere la riforma. Stupiti? ebbene si: il Parlamento non ha il diritto di discutere una nuova legge (salvo alcune materie marginali) se non viene concesso dalla Commissione. La Commissione, ricordiamo, è un organo i cui membri sono nominati dai governi nazionali, salvo il Presidente, nominato dal Parlamento.

Invece di dare corso alla proposta intelligente del Parlamento, la Commissione lavora su un altro progetto, quello descritto nell’articolo del FT: rafforzare il potere centrale della BCE sul controllo del sistema bancario europeo. Questa sua proposta, per diventare legge, avrà bisogno dell’approvazione… del Parlamento.. viene da pensare. Ebbene no. L’approvazione viene dai capi di governo dei paesi membri.

Le leggi nell’Unione Europea le fa l’esecutivo, senza che il Parlamento possa intervenire. Strano, no?
E pensiamo bene che con le “cessioni” di sovranità fatte in maniera non trasparente e sostanzialmente illegittima dai nostri rappresentanti.. le leggi dell’Unione sono poste al di sopra delle leggi nazionali. Persino delle norme della nostra Costituzione della Repubblica.

Le norme emanate dall’esecutivo europeo prevalgono sulla nostra Costituzione !

Ma entriamo ora nel merito. La funzione di controllo ed il potere di salvataggio e ristrutturazione di una banca è importante. Questa competenza viene trasferita, secondo la proposta della Commissione, interamente alla BCE (mentre qualcuno auspica un intervento persino del FMI..ma che centra??). Ora, salvare una banca è importante, perché la banca contiene i risparmi dei cittadini, che vanno giustamente salvaguardati. Inoltre la banca svolge la funzione di finanziare l’economia reale.

Ma, se una banca perde i suoi soldi perché sbaglia sistematicamente investimenti; se troppi di questi investimenti vengono fatti sui mercati finanziari, rischiosi, oscuri persino per la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori (parlo per esperienza personale) anziché nell’economia reale; ci vogliamo domandare perché deve essere salvata. Salvata con fondi pubblici ?

L’esperienza insegna che neppure i manager vengono sostituiti, in queste occasioni. Al massimo vengono spostati in un’altra banca ..

Se la BCE vuole fare qualcosa di buono, dovrebbe lasciar fallire le banche che non sono state capaci di fare un buon lavoro. Usare il fondi di garanzia per risarcire i depositanti. Usare moneta creata ad hoc da lei stessa per coprire l’eventuale ammanco. In fondo, l’ammanco è una distruzione di base monetaria. immetterne di fresca servirebbe solo a ripristinare un sano equilibrio. Servirebbe anche a far emergere quelle istituzioni che lavorano meglio.. che non commettono errori quando decidono come investire i soldi dei depositanti.

Ma non ci pensano proprio a fare una cosa del genere. Non è l’interesse pubblico che hanno a cuore.

Anche nel campo del credito commerciale, i regolamenti approvati dalla BCE, anziché salvaguardare il sistema, hanno spinto le banche ad abbassare la guardia e la professionalità delle persone addette alla valutazione del merito creditizio. NOn è un caso che tanti prestiti risultano fatti alle aziende o alle persone sbagliate. Una volta quello che contava era la conoscenza personale. La banca prestava soldi alle aziende perché le conosceva personalmente in maniera approfondita. Una conoscenza basata sulle persone. I nuovi metodi si basano sulla presunta scientificità di modelli matematico/statistici. Si buttano un po’ di dati nel computer.. e si vede se una azienda o un privato cittadino è meritevole di ricevere un prestito. NON può funzionare. La realtà e troppo complessa per essere rappresentata – con sufficiente sicurezza scientifica – in un computer. La filosofia di questi sistemi si basa sulla constatazione che un certo numero di prestiti fatti ad aziende con certe caratteristiche non sarà restituito. Non è che si corre ai ripari. Si ripartisce il rischio. Si evita la concentrazione.. e si va avanti.

La filosofia di questi sitemi, in realtà, favorisce l’espansione del credito.. e chiude un occhio sui rischi.

Basta osservare quello che viene tollerato sui derivati e sui mercati finanziari. Scommessa allo stato puro. Anzi, peggio: siamo nel campo della truffa.

Eppure, gli stessi regolamenti rendono estremamente più conveniente per le banche investire sui mercati finanziari anziché nell’economia reale. Investire nei derivati richiede alle banche una disponibilità di capitale minore che non investire nell’economia reale !

Queste le scelte imposte dai nostri “regolatori”.

Allora, se le banche hanno perso la capacità di valutare correttamente il merito creditizio, e vengono stimolate a scommettere sui mercati finanziari piuttosto che nell’economia reale, domandiamoci perché devono essere salvate con enormi quantità di risorse pubbliche?

E perché dovrebbe essere proprio la BCE a decidere se farlo. La stessa che favorisce quei regolamenti che le spingono a sbagliare?

Vogliamo per cortesia mettere il naso dentro questa BCE e dentro questa Commissione e dentro i Governi per capire bene se queste persone stanno tutelando gli interessi dei cittadini europei, oppure se stanno facendo esclusivamente il gioco della speculazione, che è l’unica che ci guadagna dall’espansione non controllata del credito e dall’afflusso costante di risorse sui mercati finanziari ?

Non siamo in buone mani.

Invece di risolvere alla radice i problemi, fanno di tutto per alimentarli: ne traggono benefici personali. Perché il mondo della finanza è in grado di essere molto riconoscente nei confronti di chi asseconda i propri interessi.

La BCE ha già erogato 1000 miliardi di euro per sostenere questo sistema bancario privato, sapendo perfettamente che quelle risorse sarebbero finite sui mercati finanziari e non nell’economia reale.

Ora si vogliono stanziare 500 miliardi di euro direttamente per salvare le banche europee in difficoltà (cioè le banche che hanno sbagliato investimenti) dandone il potere alla BCE ed escludendo accuratamente ogni autorità nazionale.. coinvolgendo il FMI (controllato dagli USA..)

Con 100 miliardi si da un buon lavoro a 5 milioni di persone…

Ma non ci sono risorse per queste cose.. ci vogliono far credere

Questi signori che giocano con le nostre vite devono essere inchiodate alla responsabilità delle scelte scellerate che ci impongono (impongono dietro ricatto). Si nascondono dietro il paravento di una finta competenza tecnica: scelgono, politicamente, di mandarci in rovina, e lo fanno esclusivamente per incrementare le proprie ricchezze e il proprio potere.

Troppe persone per bene, colte, istruite, dotate di capacità critica, sperano ancora che questi “tecnici” ci salveranno.

A tanto è arrivata la manipolazione delle informazioni.

Svegliamoci, incontriamoci, parliamone. Non siamo più cittadini sovrani, siamo sudditi. Abbiamo la responsabilità di prendere coscienza del nostro stato di sudditanza e di ribellarci.

Prima che sia troppo tardi.
di Guido Grossi

Come non condividere, anche se non “in toto”, la parte sulle continue e scellerate scommesse finanziarie fatte continuamente sulla nostra pelle e incentivate dall’establishment europeo? Non ne capisco sinceramente il senso.

Eppure, con un po’ di buon senso, basterebbe così poco per ripristinare la cara vecchia separazione tra banche commerciali e banche d’investimento…

Citando un odiato e chiacchierato uomo politoco: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”!

Il primato dell’economia reale sui mercati finanziari


Guido Grossi 99%Siamo proprio sicuri che il crollo dei mercati finanziari comporti necessariamente il crollo dell’economia reale?

è quello che ci dicono con gran convinzione tutti.. i signori della finanza!

e che ripetono con gran convinzione i telegiornali a tutte le ore. Le prime notizie di tutti i TG non riguardano forse l’andamento dei mercati finanziari ? come fossero per noi la cosa più importante…

Però non ce lo hanno mai spiegato il meccanismo che dovrebbe portarci alla rovina… esattamente come i sacerdoti delle antiche religioni non spiegavano i meccanismi in base ai quali, se non si facevano sacrifici agli dei, sarebbero arrivate catastrofi tremende

Io credo che non siamo molto lontani, da quella situazione.
Dovremmo sforzarci di provare ad aprire gli occhi.

La finanza non produce ricchezza ma opera una “distrazione” di risorse dall’economia reale: è un parassita.

Nasce come servizio all’economia.. si è trasformata in alternativa: luogo dove i capitali acquisiscono il potere magico di moltiplicarsi. A guardare bene ci troviamo in una situazione in cui il gatto e la volpe ci promettono che se mettiamo i nostri zecchini d’oro sotto terra.. fra qualche mese nasce l’albero degli zecchini d’oro.

Continuare ad investire in bolle speculative senza fondamento razionale, è poi così diverso?

Il mondo occidentale ha smesso di produrre beni reali e servizi utili, perché… ha abboccato alla favola degli zecchini d’oro… si è convertito alla religione dei mercati finanziari, e crede ai dogmi che ci vengono proposti dai suoi sacerdoti:

rendere competitivo il sistema produttivo è il modo migliore per crescere (anche se la competizione impone di tagliare i costi, compreso il lavoro e la qualità dei prodotti…): questo ci chiedono i mercati. Questo ci richiedono, insistentemente, i loro sacerdoti: la BCE, il FMI, le Agenzie di Rating…

Le cose non vanno perché siamo spreconi e inefficienti: bisogna fare “le riforme strutturali” (ma le riforme strutturali, quando arrivano, ci fanno stare peggio: più tasse, meno servizi, licenziamenti più facili, privatizzazioni, svendita di patrimonio pubblico e cessioni di sovranità.. questo è il pacchetto delle riforme strutturali che viene imposto a tutti quelli che devono essere “curati”: una cura da cavallo che favorisce pari pari gli interessi del grande capitale internazionale, che avrà a disposizione grandi affari e una massa di lavoratori sempre più disponibili ad essere sfruttati… mentre manda in recessione le economie “curate”, con la promessa, di pinocchio, che attraverso la cura un domani, imprecisato, tornerà la crescita… la mitica crescita che ci renderà di nuovo felici)

lasciar fare i mercati finanziari è il modo migliore per allocare le risorse (anche se è sempre più evidente che le risorse si concentrano nelle mani di un numero sempre più ristretto di multinazionali, assieme ad un potere di condizionamento delle società che non è mai stato così forte… e violento)

la crescita del PIL è l’unico modo per rendere felici le società (ma come la misuriamo la nostra felicità ? Nel PIL c’è la distruzione dell’ambiente.. c’è la produzione di armi di distruzione di massa… non c’è alcuna misura dei costi sociali)

Non è giunto il momento di dire che queste cose che ci raccontano, e che tv e giornali continuano a ripetere con la stessa acritica convinzione di sempre, non convincono più ?

Non è forse il momento di dire che la finanza non è il presupposto della crescita dell’economia e tanto meno della nostra felicità… ma è il sistema che consente ad un gruppo ristretto di grandi banche d’investimento internazionale che di fatto controllano tutti i mercati finanziari di dirottare le risorse sempre e solo dove preferiscono loro… sostanzialmente distraendole dalle tasche dei polli che credono alle favole.. per finire nelle tasche dei furbi amici che favoriscono il sistema ?

Apriamo gli occhi: le bolle speculative devono sgonfiarsi.. l’illusione che i nostri sacrifici servano a salvare l’economia reale è pericolosissima. L’economia reale viene ammazzata sistematicamente da quell’idrovora: 1000 miliardi dati alle banche.. tutti finiti sui mercati finanziari.. neanche le gocce al sistema produttivo !

con mille miliardi di euro si può finanziare un piano di investimenti che da lavoro a tutti i giovani disoccupati in europa: tutti ! Si può scegliere di far sparire la disoccupazione giovanile in tutto il continente, avviando la creazione di benessere reale, in un circolo virtuoso: manca la volontà politica!

ma a noi ci dicono che è meglio coprire le perdite del sistema bancario.. senza fare nulla, peraltro, per evitare che continuino a generarne. Non è forse evidente che i politici sono diventati fedeli servitori della religione dei mercati ? Talmente squallidi che hanno persino rinunciato al loro potere di gestire l’economia: hanno ceduto le leve del comando direttamente ad organismi economici privati. Infatti è la BCE, il FMI a dettarci l’elenco delle cose da fare. Ed i politici si sono affrettati, in gran silenzio, a firmare leggi che consegnano in quelle mani tutto il potere di decidere: hanno svenduto la nostra sovranità!

Il crollo dei mercati finanziari, accompagnato da misure banali di sostegno agli investimenti produttivi, è in realtà l’unica nostra speranza di salvezza.

Va perseguito, non ostacolato. Perseguito e gestito.

Per salvare l’economia reale, dobbiamo uccidere la finanza. E, con essa, lo strapotere di questi signori che con la loro religione ci hanno stregato.. e vorrebbero ora spremerci come limoni, con l’unico scopo di trasformare la loro ricchezza di carta, inesistente, nei nostri beni reali. Quello è il motivo della recessione indotta: costringerci a svendere il patrimonio pubblico e le nostre ricchezze private !

Questi sacerdoti ed i loro servi fedeli devono andare a casa, e fare spazio ad una società civile che voglia riscoprire valori più consoni alla nostra esigenza di una società equilibrata, libera di perseguire un benessere che non ha nulla a che fare con gli zecchini d’oro.

Una società dove l’informazione non è asservita agli interessi delle classi dominanti e del potere, ma è strumento di emancipazione e crescita sociale dei cittadini, desiderosi e disposti ad assumersi la responsabilità di partecipare in prima persone alle scelte che riguardano la gestione della cosa comune.

Non possiamo restare a guardare: dobbiamo scendere in campo, tutti.

Guido Grossi

 

P.S.

separare la funzione del credito commerciale dalle banche di investimento è una misura che nella storia economica è già stata presa.. ultimamente in seguito alla grande depressione del ’29

oggi ci chiedono miliardi per salvare le banche, lasciandoci credere che quei soldi siano necessari a rilanciare l’economia reale.. ma la realtà è che quei soldi continueranno a sostenere bolle speculative. I regolamenti stessi spingono le banche a trovare più conveniente giocare con i derivati, piuttosto che prestare soldi ad aziende e famiglie. Regolamenti scritti da coloro che dovrebbero controllare il sistema :((

La funzione del credito commerciale è indispensabile ad una economia sana. E il sistema bancario commerciale dovrebbe dedicare tutte le proprie energie e competenze a fare quel mestiere. Esattamente il contrario di quanto avviene oggi.

Dopo aver separato finanza da credito commerciale, si deve intervenire a regolamentare l’attività finanziaria, a partire dai derivati. La funzione positiva per i quali sono nati oramai (strumenti di gestione del rischio) oramai è stata abbandonata da tempo: si sono trasformati in strumenti per truffare i polli. Vanno vietati. punto e basta.

E così si sgonfiano le bolle speculative.

E così ritorna possibile riportare attenzione e risorse sui mercati reali, nella produzione, negli investimenti reali: é li che si crea ricchezza e benessere, con il sudore della fronte.

Gli stessi soldi, montagne di soldi che oggi vengono impiegati per sostenere artificiosamente i valori assurdi sui mercati finanziari, devono essere investiti nell’economia reale.

Non ci possono dire che non ci sono risorse: è falso.

Lascia fallire le banche che hanno sbagliato, usa le risorse della banca centrale per risarcire i depositanti, e i 1000 miliardi dati alle banche possono essere utilizzati per investire nell’economia reale, a finanziare un grande piano di piccole opere, in settori ad alta intensità di lavoro ed elevata utilità sociale

qualche esempio: produzione diffusa di energie alternative, valorizzazione beni culturali, ricerca applicata, ricerca di base, avvio di processi standardizzati per il riciclo dei rifiuti urbani, messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare nelle aree a rischio, messa in sicurezza idrogeologica del territorio, riconversione della produzione agricola, degli allevamenti e del settore agroalimentare, de industrializzandola e riportandola ad un più sano equilibrio, per l’ambiente e per la nostra salute..

Tutto si può fare: solo questione di volontà politica

A volte ritornano…


Quanto ha ragione Tito Boeri… Gli Italiani non se ne rendono conto e continuano a seguire i rappresentanti in Parlamento (che rappresentano però solo gli interessi propri)…

Triskel182

A volte ritornano, a volte non se ne sono mai andati. E’ in corso una gigantesca manipolazione di massa. I partiti che hanno portato il Paese in bancarotta vengono lentamente sostituiti nel pensiero collettivo da un curatore fallimentare. Rigor Montis, lui solo, è diventato il responsabile dell’impoverimento della nazione, della chiusura di ospedali e tribunali di giustizia, di una tassazione folle, degli imprenditori suicidi, dell’IMU, del fallimento delle piccole e media imprese, dell’inflazione che divora i redditi, degli esodati, della disoccupazione, dell’emigrazione delle nuove generazioni ridotte come i loro bisnonni a cercare lavoro in ogni landa della Terra. Allora con una valigia di cartone, oggi con la Samsonite del papà. Questo sfascio non riguarda più chi lo ha causato, i pdiellini e i pdmenoellini. Anzi, i responsabili, i Casini, gli Alfano, i Veltroni, i D’Alema, i Bersani pontificano sulle misure da prendere, fanno osservazioni a Monti, tirano…

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Stanno tagliando l’Italia fuori dal mercato


Certo: con il BTP a 10 anni che veleggia ormai al 6,20% ed in crescita…

Andamento BTP decennaleUn po’ di ottimismo riusciamo comunque a trovarlo nell’articolo di Marc Ostwald sul Financial Times che, contrariamente all’ortodossia che vuole Spanga e Italia legate a doppia mandata nella gestione del debito pubblico, rileva delle belle differenze nella gestione del risparmio e nel rapporto dei mutui sul PIL rispetto agli altri euromembri:

via FT Alphaville » Now they’ve shut Italy off from the markets….

Provo ad abbozzarvi una traduzione, magari grossolana:

“Dobbiamo sottolineare ancora una volta che, mentre il livello dei rendimenti dei BTP sia particolarmente elevato, il rapporto debito/PIL sia al 120% e l’ammontare del debito pubblico sia appena sotto i 2 trilioni di Euro, il settore finanziario ha risparmi e patrimoni per oltre 8,4 trilioni di Euro. Inoltre l’Italia ha anche un rapporto mutui/PIL  sotto il 20% (nei Paesi Bassi questo rapporto è pari al 110% e negli USA è ad un livello quasi patologico).
Quindi l’Italia in questo caso è più simile al Giappone piuttosto che, come vuole il mito popolare, simile a Spagna, Irlanda, Portogallo, per non parlare della Grecia.”

Grazie Mark per la botta di ottimismo.

La situazione non è comunque così rosea:

La finanza è a pezzi, l’economia è in recessione pesante e quindi come lo paghiamo il nostro gigantesco debito? Confischiamo gli 8,4 trilioni di Euro di risparmi e patrimoni?

Inoltre l’Italia, come terza potenza economia europea, si sta facendo carico del piano di salvataggio della Grecia (e della Spagna?)  nonostante la suddetta crisi!!!

Che ci inventiamo ora? Cosa succederà? Attendiamo immobili l’ineluttabile default?

O, forse, è meglio l’usare il termine BANCAROTTA?

Mah! Faccio fatica a decifrare la situazione attuale…

Il sistema bancario ha il cancro – Guido Grossi


Guido GrossiVi invito a leggere questa nota di Guido Grossi Che vi aiuterà a capire quali siano i meccanismi della crisi della finanza che ci sta strozzando pian piano. La sua opinione è, secondo me, condivisibile per buona parte.

I capi di stato stanno confabulando per salvare le banche. Cerchiamo di capire. Il sistema bancario internazionale ha un cancro: la finanza. Si prende tutta la linfa vitale.

E’ solo per questo che non c’è più credito per aziende e famiglie.

Negli ultimi decenni è stato permesso alle banche che fanno credito commerciale di fare investimenti finanziari. Erano vietati. Nuove leggi hanno sistematicamente abolito tutti i divieti mentre il sistema veniva privatizzato. Perché è sbagliato?

Se io compro in borsa un titolo di una azienda che poi fallisce, perdo il mio capitale. Se una banca d’affari fa la stessa cosa, perde i suoi soldi. Ma il resto del mondo va avanti felice.

Se una banca commerciale, che fa depositi e prestiti con famiglie ed aziende specula sui mercati finanziari e perde i soldi.. crea problemi seri ad aziende  e famiglie perché le banche non investono il loro patrimonio privato ma un grossissimo multiplo del patrimonio, utilizzando soldi presi a prestito.

Non ci vuole uno scienziato per capire che è una grave imprudenza. Le attività vanno separate. Eppure, non solo è stato consentito: è stato incentivato. In due modi:

1) I regolamenti “prudenziali” (sic!) obbligano le banche ad avere un proprio patrimonio disponibile per far fronte alle eventuali perdite. Se prestano 100 euro ad una azienda  devono accantonare 8 euro di patrimonio. Se comprano un titolo della stessa azienda devono accantonare solo una piccola frazione di 8 euro. Se comprano un derivato sul quel titolo.. una frazione ancora più piccola. I regolamenti “prudenziali” incentivano l’investimento finanziario a scapito dell’economia reale.

2) Se i soldi vengono indirizzati più sui mercati finanziari che nell’economia reale, nascono inevitabilmente le bolle speculative: i valori dei titoli salgono anche se l’economia reale è ferma. Cosa fanno le banche centrali quando i mercati finanziari oscillano? Regalano montagne di liquidità alle banche private. Così le bolle continuano. Si spostano, continuano a crescere fino a livelli insostenibili.

Perché lo fanno, sono matti? Ignoranti? No, sono in conflitto d’interesse.

Le speculazioni finanziarie hanno provocato buchi enormi nei bilanci delle banche private. Nello stesso tempo, però, hanno arricchito i loro manager ed i loro migliori clienti.  Poche grandi banche d’investimento internazionali legate da intrecci azionari controllano tutta l’operatività sui mercati finanziari e sono in posizione tale da poter privilegiare alcuni clienti importanti, quelli che non perdono quasi mai, che hanno l’informazione giusta al momento giusto.

Si è creata prevalentemente così – e non con la bravura di qualcuno né con il sudore della fronte – l’élite. Il famoso 1% della popolazione mondiale che dall’altalena delle bolle speculative ha tratto enormi benefici. Assieme ad un potere immenso con il quale ha potuto “comprare” la politica, l’informazione, la ricerca che avalla un certo tipo di cultura e ci infila nella testa i miti della crescita, della competizione, dei mercati e quant’altro. Un potere che è riuscito ad influenzare i governi, le banche centrali, le istituzioni sopra nazionali che disegnano e mettono a punto il modello.

Chi fa i regolamenti “prudenziali”? Chi gestisce le banche centrali? Chi deve decidere se far scoppiare le bolle speculative e far fallire le banche oppure salvarle?

Organismi al confine fra il pubblico e il privato, nei quali le persone che decidono non sono scelte con metodi elettivi e democratici: sono cooptate all’interno di una cerchia di persone non propriamente larga, nata e cresciuta nella cultura neo liberista. Magari convinti in buona fede che sia il sistema migliore per far progredire il mondo. Persone comunque ricche, che appartengono all’élite ed hanno propri ingenti patrimoni personali il cui valore è fortemente legato a quel sistema.

Non ci interessano le teorie complottiste. Usiamo tempo ed intelligenza per osservare i fatti. Torniamo alle banche, piene di buchi nei bilanci. Buon senso vorrebbe che le perdite degli investimenti finanziari si esauriscano per quello che sono: capitale bruciato. Chi ha sbagliato paga e chi lo ha fatto per conto d’altri perde il posto. Vi sembra che prevalga il buon senso?

L’attuale classe dirigente e le persone che dovrebbero tirarci fuori dai problemi, cosa decideranno: di lasciar svanire quel castello di carta come sarebbe giusto? O si arrampicherà sugli specchi per salvare il salvabile del castello nel quale sono stabilmente insediati?

Con la scusa che le banche fanno anche credito commerciale, e che quindi se falliscono rovinano le aziende e le imprese… ci stanno raccontando che è nostro dovere salvarle!

Sono ammalate di cancro. Non sono curabili. Ma ci chiedono sacrifici enormi per attaccarle alla spina e salvarle.

Alzi la mano che ha udito una proposta proveniente dagli stessi ambienti che miri a curare il male alla radice. Pannicelli caldi: Tobin tax, blind trust, nuovi regolamenti, agenzie di supervisori.. Ma pensano che la gente abbia tutta l’anello al naso??

E’ tristissimo dover constatare quanto le Istituzioni dell’Unione Europea – che non ha mai avuto il coraggio di farsi Stato – si siano trasformate in strumento di difesa acritica dei mercati finanziari. Ci raccontano che, se non salviamo le banche (queste banche piene di cancro finanziario), studi autorevoli prevedono: “crollo dell’economia.. crollo degli stati.. Inflazione incontrollabile, recessione, disperazione”. Ci spaventano per indurci ad accettare nuovi  sacrifici. Nuovo debito pubblico che con l’altra mano ci stanno imponendo di ridurre!!

L’unica certezza è che se fallissero queste  banche, a crollare con fragore sarebbe sicuramente la ricchezza ed il potere dell’élite che da questo sistema privato ha tratto enormi e ingiustificati profitti e privilegi. Solo dalla separazione delle due attività e dal conseguente fallimento della finanza, si potranno liberare, finalmente, le risorse per la crescita del benessere dei cittadini.Un buon motivo per tentare di toglierci la democrazia: i cittadini sovrani sanno esattamente quale scelta sia più giusta e conveniente.

“Ritorno alla sostenibilità” – Guido Grossi


Immagine profilo Guido Grossi

Guido Grossi

Salve a tutti,

Oggi voglio parlarvi e riportarvi un’articolo che ho letto stamattina su Facebook. Ebbene si: anche su Facebook si trovano spunti interessanti di ragionamento che, a volte, possono aiutarci nella comprensione dei fenomeni macroeconomici che ci stanno interessando, quand’anche non “travolgendo” nell’ultimo periodo.

Alla luce di tutto questo, vi consiglio di leggere lo scritto che segue, ad opera di Guido Grossi, partecipante al gruppo aperto di Facebook “Italian default: il fallimento di una classe dirigente“; parla del nostro debito pubblico e di 2 ricette facili facili (all’apparenza) per restituire credito, solidità, accessibilità alla nostra economia nazionale. Insomma, in una parola, SOSTENIBILITA’.

“Ritorno alla sostenibilità” pubblicato da Guido Grossi il giorno martedì 14 febbraio 2012 alle ore 13.26

La mia posizione professionale di responsabile della struttura centrale dei mercati finanziari di una grande banca italiana mi ha posto in posizione privilegiata per osservare il tema del debito pubblico da un angolo visuale non comune: Il collocamento e la negoziazione dei titoli di stato. Anche alla luce dei diversi effetti che il possesso dei titoli da parte dei vari soggetti coinvolti può produrre sul livello dei tassi di interesse e sulle possibilità di collocamento.

Vorrei sottoporvi le mie riflessioni che sfociano in una possibile proposta. Diversa, per i motivi enunciati, da quelle che circolano in materia. Frutto di un lungo confronto con amici e conoscenti.

Scusandomi in anticipo per la inevitabile lunghezza del testo (e la mia limitata capacità di sintesi).

Il dilagare della finanza avvenuto negli ultimi decenni (negoziazione in titoli e derivati) ha comportato il passaggio di una quota consistente di titoli di stato dai portafogli dell’operatore famiglia ai portafogli degli investitori istituzionali esteri (600-800 miliardi, pari a circa il 40% dello stock).

Un grave effetto collaterale non positivo – a suo tempo difficilmente prevedibile – si è prodotto sulla stabilità dei corsi dei titoli e, quindi, sul livello di tasso d’interesse che deve essere sostenuto per il regolare collocamento.

In un paragone con una azienda familiare, è stato come passare dall’autofinanziamento, basato sulle risorse di genitori, fratelli e sorelle, al credito bancario, nella forma più critica dello scoperto di conto, revocabile in qualsiasi momento. Una spada di Damocle sulla testa del debitore.

L’idea che i mercati finanziari siano efficienti nella valutazione dei rischi, e che i professionisti che operano nella gestione degli investimenti siano esseri freddi e razionali è quanto di più distante si possa immaginare dalla realtà.

Gli investitori istituzionali hanno un obiettivo temporale di cortissimo respiro, hanno a disposizione mercati tecnologicamente efficientissimi che consentono la vendita delle posizioni in pochissimo tempo, elevata a potenza dall’uso dei derivati. Usano tecniche di valutazione che si basano sull’osservazione in tempo reale di innumerevoli variabili su innumerevoli mercati. Gli accadimenti su un qualsiasi mercato si ripercuotono sugli altri in maniera immediata e – spesso – ingiustificata. Accadimenti esterni possono provocare – e provocano – crisi dei prezzi assolutamente scollegate dalla valutazione dei “fondamentali” economici.

Monti ce lo ripete da tempo: i fondamentali dell’Italia non giustificano l’attuale livello dei prezzi, dello spread. L’Italia sta pagando sui suoi titoli un livello di tasso di interesse assolutamente non giustificato dalla situazione finanziaria complessiva del paese. 

Mi permetto di ricordare l’importanza di alcune grandezze finanziarie, come il valore del patrimonio pubblico e la ricchezza privata delle famiglie. Considerando anche queste, oltre al PIL, la valutazione della nostra posizione debitoria, nel confronto con gli altri paesi, appare decisamente diversa. Risulta dagli studi di Banca d’Italia. Di gran lunga più sostenibile di moltissimi altri, oggi apparentemente immuni da crisi ma che rischiano una vera e propria involuzione a causa di una situazione di debito privato, oltre che pubblico, abnorme (e non pubblicizzata).

Resta il fatto, con la sua conseguenza spiacevolissima. Il guaio, infatti, è che il livello dei tassi d’interesse di Bot e Btp è salito in maniera enorme negli ultimi mesi solo per effetti distorsivi operati dai mercati finanziari.

E’ passato da “sostenibile” a “insostenibile”. Differenza grave, pericolosissima e ingiustificata.

Fa bene Monti a correre a Londra e a New York a spiegare al mondo della finanza le nostre virtù.

Ma del mondo della finanza sarebbe molto meglio diffidare e trovare il modo di farne decisamente a meno.

L’idea che è nata dall’osservazione dei recenti accadimenti, discussa già con molti amici e conoscenti, è quella di tornare ad una gestione domestica del problema del debito. Le risorse ci sono.

Il passaggio dalla dimensione “familiare” a quella bancaria non è stato causato dalla crescita del debito. I motivi sono complessi ma per ora è meglio tralasciarli. Quello che conta è che le risorse domestiche sono abbondanti, e vengono utilizzate diversamente.

Basti dire che le famiglie italiane detengono nei loro portafogli 400 miliardi di titoli di stato esteri, che sono spesso più rischiosi dei titoli italiani e quasi sempre hanno rendimenti inferiori. Oppure ricordare il valore di stock della ricchezza privata delle famiglie: superiore ad 8000 miliardi, ben oltre quattro volte l’intero ammontare del debito pubblico. La stima del patrimonio pubblico è più difficile ma la consistenza complessiva supera ampiamente lo stock del debito.

Le risorse ci sono, dunque. Utilizziamole.

Ci sono due modi che possono essere efficaci per convincere le famiglie italiane a tornare ad acquistare Bot e Btp.

1. Rendere sicuro e conveniente l’investimento.

Lo si può fare mettendo il patrimonio pubblico a garanzia del rimborso dei titoli acquistati e detenuti dalle famiglie italiane. Escludendo accuratamente e categoricamente la garanzia per gli investitori esteri.

Non è di immediata comprensione la cosa, perché il grande pubblico ignora la circostanza che i titoli di stato non solo non sono garantiti da nessun bene reale, ma neppure da alcuna procedura esecutiva. Se uno stato fallisce, non rimborsa i suoi debiti e nessun giudice può intervenire ad aggredire i suoi beni per soddisfare i creditori. La negoziazione con i creditori (come oggi in Grecia) avviene esclusivamente per assicurarsi prestiti successivi.

E’ importante spiegarlo, anche alla luce di quanto sta avvenendo oggi. Nelle passate esperienze di default controllati (negoziati con i creditori) gli stati hanno sempre privilegiato gli operatori famiglie nazionali, per ovvi motivi. Quello che sta avvenendo in questi giorni in Grecia è grave, perché modifica le regole del gioco. In un eventuale futuro default saranno rimborsati prima i fondi europei, gli investitori istituzionali e solo per ultimi, gli operatori privati.

E’ necessario operare per tempo.

L’effetto principale della manovra sarebbe quello di riportare il costo degli interessi ben al di sotto di quelli antecedenti la crisi degli ultimi mesi. Contribuendo in maniera consistente al contenimento del debito.

Riportando la situazione nell’ambito della “sostenibilità”.

La proposta ha il pregio collaterale di mettere al sicuro il patrimonio pubblico dalla tentazione di venderlo (svenderlo) per fare cassa. Tentazione non ipotetica: ripetutamente si affaccia.

Quel patrimonio non è nostro. Proviene dai nostri padri ed appartiene ai figli dei nostri figli. La nostra generazione non ha il diritto di utilizzarlo per coprire le dissennate spese che abbiamo tollerato nei decenni passati.

2. C’è un’altra fonte di ricchezza privata di grande entità che deve essere utilizzata per il buon fine di salvare la situazione. I fondi neri detenuti illegalmente all’estero.

Voi tutti sapete che Francia Germania ed altri hanno concepito l’idea di tassare con aliquote intorno al 30% quei fondi, depositati prevalentemente in Svizzera. E’ possibile fare di meglio.

Con il crescente malumore nei confronti della finanza speculativa e dei suoi privilegi, è venuto il momento di aggredire con determinazione il tema del segreto bancario e dei paradisi fiscali. Una legislazione decisa in materia avrebbe una potenzialità enorme per il nostro paese. Se l’evasione stimata in un anno si aggira intorno ai 150 miliardi di euro, immaginate voi l’entità dello stock di ricchezza detenuto dagli Italiani all’estero, accumulato negli anni.

Qualsiasi azione che abbia come obiettivo la riduzione del debito, deve guardare in quella direzione con estremo interesse. Non solo per l’entità della posta. Ma anche perché si tratta di risorse che, almeno in parte, non sono attualmente dentro il sistema.

Sottrarre con tasse o altri metodi risorse al sistema produttivo, comporta oggi una inevitabile aggravarsi della recessione. E date le condizioni pessime del ciclo interno ed internazionale, si tratterebbe di manovre rischiose e comunque dolorose.

Trovare risorse esterne è una strada decisamente più allettante, almeno al momento.

Questa è la proposta.

I detentori di capitali a nero:

– dichiarano il possesso;

– pagano una tassa sul patrimonio del 10 – 15%;

– Investono una somma pari al 70% in titoli di stato a lungo termine che hanno tassi contenuti (1,5-3%) e sono garantiti da patrimonio pubblico;

– hanno la garanzia che non saranno previste in futuro tasse ad hoc su quei capitali.

La mancata adesione alla proposta configura un nuovo reato che è punibile con:

– Il pagamento del 120% delle somme scoperte (che vuol dire sequestro integrale più un ulteriore 20% da pagare);

– una pena detentiva da 5 a 20 anni (il massimo edittale garantisce tempi molto lunghi per la prescrizione ed innalza la possibilità di essere scoperti in futuro);

– è perseguibile con un procedimento esecutivo ad hoc, breve ed efficiente, che limiti la possibilità di contrattare una riduzione della pena, garantendone l’applicazione.

Non è certo che l’adesione sarebbe massiccia. Però la riduzione dei margini di copertura del segreto bancario e la lotta decisa contro i paradisi fiscali, uniti alla durezza delle pene previste in caso di successiva emersione, potrebbero rappresentare una spinta non indifferente al successo dell’iniziativa.

C’è un vantaggio collaterale importante che discende dall’azione proposta. L’emersione dell’economia sommersa che ragionevolmente ne potrebbe conseguire.

Quella emersione comporta l’innalzamento automatico del valore nominale del PIL, contribuendo anche per questa strada a ricondurre la situazione del debito verso valori più accettabili e gestibili.

L’unione di questa proposta, poi, con quella dell’associazione art. 53 in materia di riforma fiscale, favorirebbe contemporaneamente il recupero di somme evase in passato e l’emersione del sommerso presente e futuro, con un effetto positivo enorme sul PIL e sul gettito.

L’obiettivo di riportare il problema del debito pubblico del nostro paese nell’ambito della normalità e della sostenibilità è di una importanza oggi non rinunciabile.

La straordinarietà verso la quale ci hanno spinto sicuramente la nostra innegabile leggerezza e la scarsa credibilità non deve occultarci l’aspetto fondamentale odierno: sono i meccanismi perversi e irrazionali dei mercati finanziari che hanno spinto la situazione verso la “non sostenibilità”. Questi devono essere spezzati con coraggio, perché le soluzioni indicate dalla fretta, dalla paura e dai sensi di colpa non potranno essere buone soluzioni.

Facciamola valere, la nostra credibilità. Il nostro orgoglio di essere italiani.

L’aiuto economico e finanziario che chiediamo come Paese all’estero non sarà mai fraterno, mai disinteressato. Mai conveniente. La Grecia ci sia d’esempio.

L’Italia ha risorse umane e finanziarie enormi. Ha urgente bisogno di riscoprire i propri valori e le proprie possibilità. Valore che le scelte degli ultimi decenni hanno purtroppo offuscato, ingenerando sensi di colpa e paure che non ci aiutano a vedere con chiarezza. E’ tempo di aprire gli occhi, perché i rischi che incombono sono elevati.

Concludo tornando al paragone iniziale: l’azienda familiare che ha deciso di fare ricorso allo scoperto di conto bancario –  che la banca può revocare a piacimento e in qualsiasi momento – deve sapere, con consapevolezza e responsabilità, che quel supporto sarà disponibile solo fino a quando le cose vanno per il verso giusto.

L’inizio delle difficoltà farà sparire quel sostegno, o lo farà diventare sempre più gravoso, insostenibile, causa esso stesso del precipitare di una crisi che, per altri versi, sarebbe stata sicuramente gestibile e risolvibile.

Usciamo, in fretta, da questa situazione perniciosa.

Attendo i vostri commenti!!!

Mario Draghi aiuta le banche dell’area Euro. Ma le banche vorranno aiutarCI o aiutarSI?


Misure Euro

La Banca centrale europea ha erogato 489,19 miliardi di euro

Come da oggetto, la BCE nella giornata di ieri ha erogato 489,19 miliardi di euro nel suo primo rifinanziamento a scadenza 3 anni, a favore delle banche commerciali che operano nell’area euro.

Per descrivere l’operazione riprendo un articolo uscito oggi, 22/12/2011, sul Sole 24 Ore:

Si tratta della prima di queste nuove operazioni di durata insualmente prolungata, decise a inizio dicembre dall’istituzione di Francoforte su liquidità supplementari a condizioni agevolate a favore degli istituti di credito. L’ammontare comunicato ha oltrepassato le attese medie, che fino a ieri sera si aggiravano tra 250 e 300 miliardi di euro anche se i margini erano molto ampi tra gli analisti. Soprattutto queste manovre della Bce hanno riportato fiducia sui mercati in quanto si è creata l’attesa che almeno in parte le banche possano utilizzare questi fondi a bassi costi – i tassi sono prefissati all’1 per cento – per acquistare titoli di Stato dei paesi dell’area euro, lucrando sul differenziale dei rendimenti. La Bce ha puntualizzato di aver ricevuto richieste di rifinanziamenti da 523 banche. Successivamente alla pubblicazione dei dati le Borse hanno registrato accelerazioni sui precedenti rialzi, mentre l’euro è schizzato a 1,3172 dollari. La richiesta delle banche italiane all’asta Bce di oggi supera i 110 miliardi, secondo fonti di mercato consultate da Radiocor. All’ammontare di 40,4 miliardi di euro resi noti in mattinata per le richieste di quotazione sul mercato MoT sono da aggiungere, infatti, le richieste di quotazione di titoli su altre piazze internazionali. Da un avviso pubblico di Borsa Italiana, infatti, era emerso che quattordici banche italiane, compresi i big Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno quotato 40,44 miliardi di bond con garanzia statale. La notizia è strettamente legata all’asta dell’Eurotower perché questi titoli possono essere utilizzati come collaterali (cioè come garanzia per ottenere i fondi). I documenti di Borsa Italiana mostra come l’ammontare più alto sia quello di Intesa Sanpaolo, con 12 miliardi, seguita dal Monte dei Paschi (10 miliardi) e Unicredit (7,5).

Ora, dov’è la particolarità di questa operazione?

E’ presto detto: la BCE ha prestato alle banche soldi con un tasso di interesse dell’1% pretendendo in cambio come garanzie solo dei  collaterali di pari importo del prestito richiesto, quindi titoli di stato, bond spazzatura, etc.

Quindi le nostre banche ora possono rifiatare. Ma è gusto che abbiamo sollievo loro o la nostra economia reale?

Mi spiego meglio. Con questi soldi le banche hanno 2 scelte principali:

  1. Prendere i soldi a prestito all’1% e reinvestirli in titoli ad alto rischio con cedole e interesse alto (BTP, BOT, Bonos, Etc.); con questa modalità, senza fare niente, si troverebbero a scadenza con un guadagno NETTO di almeno il 5% senza essersi per nulla sforzate, ma continuando ad assumersi un rischio finanziario che è attualmente già fuori controllo e che ha portato alla loro scarsa patrimonializzazione. Questa operazione però porterebbe anche un’innegabile vantaggio: il rifinanziamento del nostro debito pubblico con conseguente riduzione dello spread tra BTP e Bund, ed il Governo sarebbe in un certo qual modo contento.
  2. Prendere i soldi all’1% di interesse ed investirli sull’economia reale, sul territorio, per le famiglie e le PMI, per evitare il credit crunch che viene giornalmente evocato come spauracchio dell’economia italiana; potrebbero dunque riprendere a concedere mutui, credito alle imprese, etc. a tassi magari alti ma sostenibili; potrebbero ridar fiato al PIL ed evitare in parte questa fase recessiva impellente. Anche in questo caso il governo dovrebbe essere contento perché potrebbe riportare entro valori accettabili il rapporto Debito/PIL.

Secondo voi, cosa faranno i nostri beneamati banchieri (secondo me il problema non sono le banche ma i banchieri)? Saranno in qualche modo controllati dalla Banca d’Italia? Sarà permesso loro di continuare a lucrare indisturbati con un rischio elevatissimo per il Paese? Potranno continuare ad attribuirsi premi faraonici mentre la nostra economia arranca pericolosamente?

Voi cosa ne pensate?

Che la fine del signor Berlusconi sia veramente arrivata? Io ci credo poco.


Come Gramellini scrive sul suo editoriale nelle pagine de “La Stampa”, BerlusconiBerlusconi dimissioni impossibili si crede una sorta di Eroe Post-moderno al contrario: non indietreggia mai ma, anzi, avanza sempre e comunque come un fiume in piena. E, come un fiume impazzito, scorre sempre e travolge qualsiasi cosa e chiunque cerchi di interrompere il suo scorrere.

Comunque, nonostante tutto, cerchiamo di dare per assodato il passaggio ai ranghi “semplici” dell’attuale PdC.

Ebbene, il mio pensiero non può che rivolgersi verso le alternative possibili. Quali sono queste alternative?

Il voto? Che Dio ci scampi! Nessuno, e dico nessuno, si prenderebbe mai la responsabilità di procedere con le riforme che ci sono state commissionate dall’Europa, dalla BCE, e dai mercati. I nostri parlamentari sono troppo attaccati alle poltrone e quindi non si butteranno mai in iniziative che potrebbero anche minimamente minare il loro consenso elettorale. Eh si, poverini.

Un governo di transizione? Ok. Ma come sarà composto? Un vero “busillis”: continuità con l’attuale parlamento? Altro governo totalmente di centro destra? Un governo allargato? Larghe intese? Emergenza nazionale?

Qualsiasi cosa ma spero si riesca almeno a governare pensando alle riforme; ma anche pensando al ripristino di un clima di coesione sociale almeno accettabile.

Ecco: le riforme, il ripristino di un clima accettabile, il ritorno a quanto di buono era presente nello “status quo ante” governo B.

A questo proposito: l’opposizione in questi mesi, anni, decenni non ha mai parlato di un programma; ha solo recitato un mantra. Un mantra potente quanto sterile ed inutile visto il fatto che B governa da 17 anni.

Signori dell’opposizione, avete un diavolo di programma? Siete in grado di dirci come intendete traghettarci verso la sponda sana della CEE? Pensate di riuscire a trasformarci in un paese civile? Se si, come?

A parte le potenziali alleanze, che in passato si sono rivelate totalmente fallaci, la sinistra parlamentare cosa ci sta dicendo? Un allarmante NULLA!

Ebbene questo mi spaventa anche più del signor B! Ancora non si capisce chi sia il candidato premier; non si capisce con quale legge elettorale questi signori si vogliano presentare; nessuno ha ancora parlato della praticabilità delle misure di austerity gentilmente preparate per noi dalla BCE; non si vede una faccia nuova ed intelligente neanche a pagare.

Ma io chi dovrei votare? Bersani o Bindi a scatola chiusa? il “Ducetto” Grillo con i suoi devoti seguaci (praticamente un altro B)? Ma per favore!

Io voglio un’alternativa seria, visto che, a conti fatti, credo sia improbabile un mio impegno nella politica nazionale ed una mia candidatura almeno per i prossimi 10 anni… 🙂

Ho come l’impressione che la “nuova DC” (Fini, Casini, Rutelli) avrà molto peso nelle prossime consultazioni elettorali.

Nonostante tutto, speriamo che la coscienza civica degli italiani possa finalmente risorgere o, quantomeno, accrescersi anche di poco nella solitudine dell’urna elettorale.

Ad Maiora!